Via San Gregorio Armeno, tra storia mito e leggenda

Via San Gregorio Armeno

Via San Gregorio Armeno, in pieno Centro Storico di Napoli, è per il mondo intero la “strada dei presepi“.

È uno dei luoghi più famosi al mondo, meta, ogni anno, di centinaia di migliaia di turisti rapiti dal fascino senza tempo delle botteghe dei maestri dell’arte presepiale. 

La strada prende il nome dal complesso religioso dedicato a San Gregorio Armeno: un autentico gioiello dell’architettura barocca napoletana.

Conosciuta anche come via San Liguoro, l’antica stradina è di origine greca, come l’intero reticolato che la circonda: un intreccio di vicoli che si intersecano ad angolo retto, così come insegnava il celebre schema a scacchiera ideato dall’architetto Ippodamo da Mileto, esportato nelle colonie della Magna Grecia, che collega perpendicolarmente i due Decumani principali: quello maggiore (attuale via dei Tribunali) e quello inferiore (l’odierna Spaccanapoli).

Nel corso del XV secolo, assunse il nome di Strada Nostriana dal nome dell’allora vescovo di Napoli, Nostriano che qui fece innalzare il primo ospedale per i poveri ammalati. Fu solo più tardi che iniziò ad essere identificata con il nome del vescovo di Armenia.

Secondo le leggende della strada dei presepi, tale edificio, oggi noto come San Gregorio Armeno (o San Biagio Maggiore), fu costruito nel 930, nel luogo in cui sorgeva una chiesa fatta edificare da Sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino, sulle rovine di un tempio pagano dedicato alla dea Cerere.

Ma è molto più probabile che siano state appunto le monache di San Basilio. Le suore sarebbero giunte a Napoli guidate o ispirate da Santa Patrizia da Costantinopoli, in fuga dall’oriente iconoclasta e con le spoglie di San Gregorio l’Illuminatore, patriarca di Armenia (257-331).

La tradizione vuole infatti che dopo esser sbarcate sull’isolotto di Megaride (Castel dell’Ovo) ed avervi fondato un primo monastero, alla morte della loro fondatrice e per volere del duca bizantino Stefano, le monache ne portarono in processione il corpo.

A un certo punto, secondo le leggende di San Gregorio Armeno, le due giovenche bianche aggangiate al carro funebre si arrestarono: l’avvenimento fu considerato volere della vergine Patrizia.

Da qui la decisione di spostare il monastero proprio in quel luogo.

Le suore non potevano sapere comunque che un giorno di molti secoli più tardi anche la santa che le aveva “spinte” lungo la Strada Nostriana ed alla quale erano così devote, sarebbe stata venerata nel loro stesso convento.

Sepolte inizialmente nell’antico monastero dei Santi Nicandro e Marciano,  le spoglie di Santa Patrizia (santificata nel 1625) furono trasferite a San Gregorio Armeno e, dal 1922 affidate alla custodia dalle Suore Crocifisse Adoratrici dell’Eucarestia.

Al culto di Santa Patrizia, compatrona di Napoli nonché protettrice delle ragazze in cerca di marito ma anche dei naviganti, delle partorienti e dei bisognosi, è legato il prodigio della liquefazione del sangue, molto simile a quello di San Gennaro, che avrebbe avuto luogo secondo la tradizione, tutti i martedì e il giorno della festa di Santa Patrizia, il 25 agosto.

Secondo le leggende di San Gregorio Armeno, la strada dei presepi, la presenza dei maestri artigiani in questa viuzza sarebbe dovuta all’esistenza, nei secoli dell’impero romano, di un antico tempio dedicato alla dea Cerere alla quale i cittadini erano soliti offrire, come ex voto, delle piccole statuine di terracotta che venivano fabbricate direttamente lì, nelle botteghe della zona.
San Gregorio Armeno

La nascita del presepe napoletano è ovviamente molto più tarda e risale alla fine del Settecento.

Ma nulla impedisce di ipotizzare che storia, mito e tradizione possano essersi fusi nel passaggio dalla vecchia alla nuova religione e che gli antichi artisti siano semplicemente passati dalla fabbricazione delle statuine a quella dei pastori.

Questa  è una sintesi delle leggende di San Gregorio Armeno che rappresenta la più grande attrazione di turisti che affollano le vie cittadine di Napoli e che dopo secoli non smette di affascinare il mondo intero. 

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