Una freelance italiana a Dubai

Mary Samele divide la sua passione tra arte, pittura, scultura, make-up ed effetti speciali per il cinema e teatro. A 15 anni si avvicina al mondo dell’arte, partecipando a diverse mostre e concorsi e riuscendo ad ottenere sempre consensi positivi.

Dal 2005 l’artista si trasferisce a Napoli, dove si laurea all’Accademia delle Belle Arti, in Arti Visive e Tecniche dello Spettacolo, decidendo dopo qualche anno di seguire la sua più grande passione: il cinema. Sarà proprio questo settore ad avvicinarla al mondo del make-up e degli effetti speciali, tanto da farne il suo primo lavoro. Nel 2007, infatti, accanto all’artista e regista Marinella Senatore con il film d’arte “Manuale per Viaggiatori”, la giovane artista collabora come hair stile ed assistente make-up.
Nel 2009 Mary Samele comincia a lavorare in maniera molto più costante in veste di make-up artist per diversi cortometraggi e spettacoli teatrali, sempre attenta alle nuove ricerche e specializzazioni sul trucco trasformista e cinematografico.

Come è nata la passione per il make up e come poi si è trasformata in una specializzazione cosi particolare come quella degli effetti speciali cinematografici?

La mia passione per il makeup è nata per gioco. Appena conseguita la seconda laurea, per caso, mi giunse la notizia di un film documentario che si doveva girare nella mia città universitaria. Feci domanda come volontaria. L’idea era proprio quella di scoprire cosa fosse il mondo del cinema. Il ruolo che mi fu assegnato era quello del parrucco. Fu magia. Quel set mi stregò. Il caso volle che la truccatrice del set si assentasse, e proprio in quei giorni era in programma un effetto speciale: l’invecchiamento di una delle attrici. Studiai come una matta per capire come fare; finito il set, tornavo a casa e provavo le tecniche su di me e le mie coinquiline per migliorare ed esser pronta per la scena da girare. Fu un’emozione bellissima vedere il mio invecchiamento dietro la macchina da presa. Fu amore. Finito il film, mi dedicai a tempo pieno allo studio degli effetti speciali, frequentando corsi, perfezionandomi e preparandomi per ogni potenziale richiesta di un futuro copione.

Raccontaci un aneddoto “da set” che ti è capitato.

Durante un film, nel 2011, faceva un caldo infernale, ed eravamo all’ottava ora di set. Al regista venne in mente di prender di mira il direttore della fotografia. Nell’astuccio degli obiettivi mettemmo un bicchiere di vetro, sostituendolo all’obiettivo originale. Durante il set, il regista con altri membri del set, finsero di iniziare a discutere animatamente, proprio vicino le borse contenenti il materiale della fotografia. Lui raccomandava di allontanarsi dalle borse, fino a quando il regista fece cadere proprio l’astuccio contenente quell’obiettivo. Ci fu un attimo di gelo e terribile espressione del collega che si inginocchiò davanti all’astuccio, con il timore di aprirlo, fino a quando scoppiammo tutti a ridere.

Deve essere affascinante lavorare a contatto con artisti che la maggior parte delle persone vede solo sul grande schermo o a teatro. C’è qualcuno a cui sei rimasta più affezionata?

Ho avuto l’onore ed il piacere di lavorare con molti artisti italiani e non, e devo dire che la “vecchia scuola”, l’arte e la tecnica che gli ultimi eredi (figli e allievi) di Edoardo De Filippo, Totò, De Sica e Tognazzi mi hanno dato molto. La magia del cinema e del teatro “old style” mi ha emozionata e riempita così tanto, che non potrò mai dimenticarla.

Oltre ai lavori cinematografici da anni ti sei dedicata anche ai “ComiCon”. Come mai?

Perchè le mode e i tempi cambiano e con loro anche le forme di comunicazione. Il Comic Con è un nuovo mezzo, ludico, per diventare anche solo per pochi giorni il tuo eroe. Quindi perchè non mettere a disposizione di cosplay e aspiranti tali le tecniche del makeup? Durante i ComiCon organizzo anche dei workshop, attraverso i quali i partecipanti imparano diverse tecniche per raggiungere facilmente l’obiettivo richiesto.

Come mai la decisione di trasferirsi a Dubai?

La voglia di conoscere nuove culture e terre diverse. In un momento di cambiamento della mia vita, dove sentivo parlare sempre del middle est, di Dubai, di set ad Abu Dhabi, di shooting nel deserto, mi son detta, “Ma perchè non provare?”. Ed eccomi qua che vi rispondo dalla mia stanza in Green Community.

Come è stato il primo impatto? Si dice, in genere, che chi conosce Dubai o la ama da subito o la odia dal profondo.

Devo smentire questa cosa. Dubai va conosciuta, non istantaneamente giudicata. Inizialmente Dubai non mi ha dato tutto ciò che i media, tv, giornali ed altro, mi avevano comunicato. Solo dopo anni, sono riuscita a capire le bellezze di questo. Quando si arriva qui, si parte con l’idea che, tutti stiano ad aspettarti, che tutti stiano ad acclamarti e che tutti abbiano borse piene di soldi solo per te… hehehe magari! No, Dubai è una città diversa da tante altre, ma dove per poter crescere a livello lavorativo c’è bisogno comunque di sacrificio e umiltà. Ci sono persone, culture e tradizioni di ogni genere, una città che le rispetta e offre loro una vetrina internazionale. Non ha limiti di investimento, e questo è un arma a doppio taglio, perchè non è assolutamente facile mantenere il passo, ci sono molti competitor e si rischia di cadere facilmente.

Per quanto riguarda la serenità di vita, non ha paragoni. Una sera, mentre stavo vedendo un film poliziesco con il mio compagno, stavamo commentando che poteva essere interessante proporre qui nel middle est un format simile. Dopo poco ci siamo guardati e ci siamo detti… “ ma qui cosa racconti, non c’è criminalità!” È proprio vero, la serenità con cui si cammina per le strade di Dubai è meravigliosa!

Quali sono stati i tuoi primi lavori a Dubai?

Il primo lavoro fu al Dubai Mall con il “Mr Geppetto” per eccellenza: Francesco Bartolucci. ( titolare della Bartolucci, azienda specializzata nella creazione di sculture in legno e quindi associata per definizione al personaggio di Collodi) Da un incontro occasionale, ho avuto modo di proporre servizi di facepainting accanto alle sue sculture e giocattoli di legno, proprio in uno degli ingressi del centro commerciale. In genere non offro servizi di facepainting, ma l’ho vista come la possibilità di avere enorme visibilità, pochi giorni dopo il mio arrivo. Dopo pochi mesi sono rientrata con James Senese, accompagnandolo ed assistendolo nella sua avventura musicale. Da lì molti altri lavori, che mi hanno fatto prendere la decisione di trasferirmi in questa città.

Segui anche il ComiCon di Dubai?

Il ComiCon, assolutamente si! che mondo tutto matto. Sono entrata in contatto con il mondo dei Cosplay nel 2011, in Italia. Nel 2013 ho incontrato Jayne Eastland, proprietaria di Mr Ben’s Costume Closet, icona di Dubai, e fu subito intesa. Mi offrì la possibilità di condividere il suo stand. Non ci siamo più lasciate, ormai è il quarto anno che lavoriamo insieme. Anche con Laura Mc Crum, Somaya Soeryadiredja, Melanie Fernándes manager del ComiCon, abbiamo creato un bel team di imprenditrici, artiste e manager preparate e pronte per l’organizzazione del più grande salone del fumetto del Medio Oriente.

Se è vero che Dubai non è una città restrittiva, si è pur sempre in un Paese islamico. Come vive una donna Italiana e cattolica? Non sei soggetta a maggiori difficoltà solo per il fatto di essere donna?

Facciamo bene a sottolineare che Dubai è solo uno dei sette emirati che compongono gli Emirati Arabi Uniti, e Arabia Saudita, Qatar, Oman sono addirittura altre Nazioni. Dubai è molto più occidentalizzata delle vicine Nazioni e anche degli altri Emirati. Indossi tranquillamente vestiti occidentali, puoi andare in giro da sola (cosa che magari non sempre puoi fare in Italia se magari sfoggi un determinato abito). Non ho mai avuto problemi. Si sconsiglia di indossare abiti estremamente corti, provocanti e – lasciatemelo dire – volgari, quando magari vai in un centro commerciale, così come è vietato il topless in tutte le spiagge. Ma si va al mare in bikini ed accanto puoi trovare famiglie locali con donne che indossano il loro tradizionale abito.

Posso tornare da lavoro da sola, anche dopo aver finito un set a notte fonda senza pericolo. E in tutti gli hotel ci sono ristoranti e bar dove si servono alcolici, se uno avesse voglia di una birra o un bicchiere di vino.

Ci sono chiese cattoliche, puoi andare a messa e fare la comunione facilmente. Anzi Dubai ha delle costruzioni per ogni religione e cultura, anche le scuole sono multietniche e trovi spazio per tutto.

Parlaci della qualità della vita a Dubai.

Dubai è una città cosmopolita, giovane, con panorami completamente diversi da quelli Italiani. I grattacieli sono affascinanti, ma se abbiamo l’idea di voler visitare un museo o una galleria d’arte in un palazzo d’epoca come nella nostra Italia, questo non è possibile. Tutto è racchiuso in giganteschi mall. Questo lo si fa, non perchè si vive dentro a delle gabbie, come molta gente pensa, ma solo perchè prendere un caffè all’aperto con temperature esterne superiori ai 40 gradi d’estate, può essere davvero dura! Ci sono anche i fortini con i loro heritage, i musei tradizionali, il creek e tante altre cose “non artificiali” che consiglio di vedere assolutamente.

La sua collocazione geografica la rende un importante centro di commercio, credo che da questo punto di vista sia la terra del futuro. Tutti sono ansiosi per l’expo 2020. L’arte ha avuto negli ultimi anni un’esplosione pazzesca, stiamo aspettando l’apertura di musei fantastici!!

Insomma, Dubai è tutta da vivere!!

Nico de Corato

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