Tonino “viento ‘e terra” Borseggiatore coi sensi di colpa

Una mattina come tante un timido sole d’autunno faceva capolino attraverso una fitta foschia; mi accingevo a raggiungere la fermata del bus e lì incontro un amico di vecchia data. Tra un convenevole e l’altro, giunti a P.zza Garibaldi, d’istinto abbraccio la borsa. Nel portafoglio non c’erano che pochi spiccioli – “m’avessero mannàte sulo jastèmme” – il dispiacere sarebbe stato perdere una borsa modello Fendi comprata con tanto sacrificio.

Argomento predominante della conversazione, la crisi che attanaglia il paese; “al Sud, nun ne parlamme”! Ma sì, al Sud diciamo che siamo in crisi da almeno un ventennio; da qui penso derivi la rinomata apatia dei campani: dalle difficoltà, non solo economiche. In fondo siamo dei privilegiati, al nord hanno appena cominciato!
Accortosi della mia pena, Angelo sorride e inizia a raccontarmi di un borseggiatore, un tal Tonino, dal percorso professionale travagliato, conosciuto sul posto di lavoro, ossia il bus e precisamente la famigerata linea R2, con annessi gli inconvenienti. Tanto per cominciare sono sempre le stesse facce; si sa, il rischio c’è: se le guardie li acciuffano sono guai e Tonino non fa eccezione. La Casa Circondariale di Poggioreale diventa effettivamente la sua seconda casa: “non devo pagare l’ici, è tutto a spese dello Stato” dice, mordendosi il labbro inferiore e con la mano destra abbozzando le corna.
Il racconto di Angelo è chiaro, scorrevole, si materializza nella mia mente; vedo il suo viso dai lineamenti vissuti, il fisico asciutto, l’occhio vispo e naturalmente accorto ai bagagli dei turisti e alle borsette griffate. Il buon uomo è affiancato, come tutti i professionisti, da un degno compagno pronto alla sortita, veloce nel dileguarsi in quella rete fitta di stradine e vicoli della città fino ad arrivare tranquillo al posto convenuto.
Ciccillo il suo nome, mole massiccia, il faccione paffuto e vermiglio, conseguenza dei numerosi bicchieri al bar “El Pocho” di Fuorigrotta. Naturalmente c’è sempre un movente per il brindisi e se provate ad offrirgli dell’acqua la risposta è sempre la seguente: “l’acqua fa’ ‘nfracetà ‘e stentine”, da qui il soprannome Ciccillo “A Falanghina”.
Iss’ è proprio ‘nu pazzaglione co’ còre ‘e zuccaro perché sappiate che i nostri incalliti borseggiatori non rapinano le vecchiette – “pò essere ‘na mamma nostra” – rispondono in coro!

Antonella Esposito

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