TONINO “VIENTO ‘ E TERRA” BORSEGGIATORE COI SENSI DI COLPA

Trascorse una manciata di settimane e l’attenzione del quartiere si spostò altrove, precisamente sui parcheggiatori abusivi. Che giornata di fuoco il 3 novembre! A tutti vennero prese le impronte digitali e, si sa, a Napoli si fanno le cose per bene, roba da C.S.I. Nel mucchio giusto il peccatore, in quanto non tutti chiedono tassativamente e con prepotenza una cifra stabilita, anzi, si affidano al buon cuore del cliente, pure essendo tale agire poco ortodosso. La pubblica via non può certo essere adibita a parcheggio improvvisato, ma tra i tanti mali della mia città scelgo quello minore.

Ah dimenticavo, Tonino tentò anche questo sbocco lavorativo ma le zone erano tutte sature: la guerra dei poveri è cominciata!

Resosi conto della gravità della situazione economica, non gli restò che tornare all’antico mestiere, a malincuore, s’intende! La coppia Tonino-Ciccillo ripartì sull’R2 non proprio alla grande: incapparono nella concorrenza di un losco individuo che accennò loro di scendere dal bus; ciò non lasciava presagire niente di buono, difatti  il romeno fu subito affiancato da due compari sbucati dal nulla che, senza proferir parola, giù con pugni e calci sui due sventurati in un angusto vicolo del “Rettifilo”. A fine mattanza, Tonino e Ciccillo erano più gonfi di una zeppola e, mogi mogi, fecero ritorno a casa con l’intento di non arrendersi a tanta prepotenza perché “chesta è ‘a casa mia”!

Nella loro testa echeggiavano le parole del romeno: “su R2 lavoriamo noi, voi andare da altra parte se no mandare a ospedale!”. Alla parola ospedale Tonino aveva i brividi associati ad una curiosa allergia; detestava gli aghi, i camici bianchi e divise di ogni sorta.

Ciccillo pure se la passava male, svernando nel letto dal dolore mentre la moglie Nunziatina incalzava con la solita solfa del posto onesto, pure a nero, ma onesto, di dare il buon esempio alle tre creature che avevano messo al mondo; ma da quell’orecchio Ciccillo proprio non ci sentiva.

Fu iniziato al mestiere dal nonno paterno; poi dal padre; non conosceva altro mezzo  per procurarsi da vivere e alla parola lavoro si comportava esattamente come lo struzzo, finchè Nunziatina si arrendeva all’evidenza e cu’ ‘na chiàta ‘e spalle, se ne traseva dinto ‘a cucina.

I giorni trascorsero lenti, piovosi e inesorabilmente lunghi. La ripresa dei due degenti fu abbastanza rapida e altrettanto rapidamente tornarono per strada senza incidenti di percorso; momentaneamente i romeni sembravano solo un ricordo appena doloroso, ma si accorsero ben presto di quanto i napoletani fossero più attenti alle borse e nei portafogli raramente trovavano il pezzo grosso. “Il piatto piange” – disse Ciccillo – ‘ccà amma verè che s’adda fa’”. “E che vuò fa’” – incalzò Tonino – Katarina nun me vò cchiù, m’ha lassato e mo’ chi cucina, lava e stira?

Tonì ‘e perzo ‘a cumpagna o ‘a cammarera?”,  Ciccillo gli rispose senza mezzi termini. “ Ciccì io ‘a Katarina a vuleve bene, ma sai, comma a ‘na criatura, nun saccè fa’ manco n’uovo scaurato! Che scuorno, ma ‘a colpa è di mammà!

Ah, queste mamme del Sud! Se non ci fossero bisognerebbe inventarle! Sacra, per la prole maschile matrona ineguagliabile, però avessa campà cient’anne.

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