TONINO “VIENTO ‘ E TERRA” BORSEGGIATORE COI SENSI DI COLPA

Intanto la nostra chiacchierata prosegue sul bus la cui linea è tristemente nota non solo per i furti ma anche per le manelle morte sulle signurine di ogni età! Facendo quindi attenzione ai nostri pochi averi, avevo già chiaro che la stessa giornata avrei buttato giù qualche riga: la lampadina s’era accesa. Questa favola, sì proprio così, non è un errore di ortografia, avrei scritto di un ladro tutto sommato ‘e core. Questo non vuole giustificare tali gravi malefatte, ma penso che niente sia ancora perduto. Possiamo dargli la possibilità di riscatto?

Cosa? Mi chiedete se i due loschi individui accetteranno di redimersi?

E che né saccie! Leggite e pò verimme!

Anni addietro Tonino un mezzo lavoro ce l’aveva, da operaio in un cantiere edile; a nero, naturalmente. Anni sereni, poco di tutto, si sentiva ‘nu rrè, ma l’avvento della crisi non risparmiò Tonino: niente lavoro e addio alla retta via; non gli resta che tornare al “mestiere”.

Il guaio è che Tonino all’onestà si era abituato, rigava dritto e  non pensava che dalla sera al mattino – per necessità di campàta – dovesse derubare chi come lui in precedenza si guadagnava da vivere onestamente. Per un po’ ha cercato di resistere al richiamo di Ciccillo. “Tonì – gli diceva – ‘ccà si   nun te move fai ‘a famma! E forza, scinne!”.

Nun te preoccupà Ciccì, pe’ mò campo c‘a mesàta ‘e Katarina, stàtte bbuòno”.

Che bella cosa è l’ammore!

Chi è Katarina? Semplice, giovane, avvenente e poco glaciale, di nazionalità ucraina, nonché al servizio presso la casa di certi signori dell’alta borghesia napoletana e precisamente alla via Dei Mille. Il solo ingresso della magione metterebbe in soggezione chiunque.

Che donna, sì; fino a che un giorno l’accondiscendente compagna, stanca di ascoltare vane promesse dai profitti facili e sicuri, a Tonino, invece di stampargli il solito bacetto caloroso, di caloroso gli arrivò sul muso la piastra del ferro da stiro.

Per più di una settimana ebbe le labbra doloranti e vistosamente gonfie tanto da spingere Nennella,  la trans del quartiere, a chiedergli l’indirizzo del medico; e poi semmai pensasse a…

Vabbè, questa è un’altra storia. Nennella fu scacciata a male parole e Tonino intanto gira per il quartiere con la mascherina. Quando gli si chiede il motivo di tal novità risponde prontamente che “‘a muntagna ‘e munnezza ‘nmiezo a’ via puzza troppo e i dottori nella televisione consigliano a tutti i cittadini di camminare per strada con la mascherina”.

Pura e semplice profilassi, quindi, mica pensavate che si vergognasse della gente! Noooo!

Uno del suo stampo non può dire al popolo che fatale fu l’impatto co’ fièrro pe’ stirà ‘e Katarina, diventando quindi lo zimbello di tutti. Dove la mettiamo la dignità, ‘o rispetto!?

Già, rispetto, una parola ormai in disuso nell’ambiente giovanile o per meglio dire nei branchi di certi teppistelli che assediano la città e certe periferie. Li vedo sui mezzi pubblici, seduti, sguaiatamente dai telefonini si levano voci neomelodiche a tutto volume, incuranti del bene comune e delle persone costrette, ammutolite, a stare in piedi. Il rispetto se lo contendono potenti e prepotenti, anche se, dal mio punto di vista, lo chiamo lecchinaggio o, ancora peggio, paura: differente dal rispetto insegnatoci dalle famiglie sane e con i valori ancora ben saldi.

 

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