Tailleur bianco: perfetto in ufficio e per l’aperitivo. È il must di stagione.

Qui troverete alcuni trucchi per rendere un capo intramontabile sempre più moderno.

Mentre le aziende di moda più blasonate e le Maison di Haute Couture più ricercate del pianeta si interrogano sull’utilità o meno dell’utilizzo dei social, sulla possibilità di ridurre o addirittura eliminare le sfilate per rivolgersi solo al popolo del web tramite lo streaming (ma non c’è un po’ di contraddizione?), sulla capacità di assemblare in modo più o meno coerente pezzi di tanti stili per crearne uno nuovo che, tuttavia, non sempre convince, per lo street style della prossima Primavera 2016, va in scena la sobrietà.

In barba a fronzoli, nappine, pon pon (vedi un look gipsy), maxi gioielli, make-up deciso, unghie appariscenti e chi più ne ha più ne metta, lo stile androgino, fatto di giacca e pantaloni, per questa stagione tornerà più prepotente che mai nell’armadio delle donne più cool.
Non solo alta moda. I brand low cost che, è risaputo, grazie alla grande mano d’opera di cui dispongono, arrivano sempre prima delle grandi firme con le innovazioni del fashion system negli store, già propongono il nuovo must di stagione: il tailleur bianco.
Fatto di tessuti leggeri come il lino o la fresca viscosa, giacca doppiopetto annodata in vita, pantaloni a palazzo extra larghi e corti alle caviglie, la rivisitazione di un classico intramontabile diventa sempre più moderna e adatta alla vita di tutti i giorni. Per una donna che ama vestire bene, non ha il tempo di cambiarsi dopo il lavoro, punta alla sobrietà dall’alba al tramonto e, chi più chi meno, si accontenta anche di un capo non griffato. Per il giorno, OK alle sneakers a blocchi di colore. Per la sera, sandalo minimale che lascia scoperto il piede.
E se è vero che colossi come Zara già puntano alla creazione di collezioni unisex, cui il tailleur molto si avvicina, resta da pensare che la moda è femmina e in quanto tale deve sempre rispettare degli standard.
Quali? Rossetto rosso come se piovesse.

Mariagrazia Ceraso

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