Strane Presenze

#STORYTELLERTEEN: STEFANO PALUMBO

Strane Presenze. #storytellerteen Stefano Palumbo

Da bambino abitavo in un paesino di campagna con circa 7000 abitanti.

La mia famiglia si può definire senza ombra di dubbio una famiglia particolare: mio padre era sempre fuori tutto il giorno per lavoro e spesso rientrava la mattina dopo, mia madre era una donna semplice, una casalinga, ricordo perfettamente che mia nonna sia sempre stata la più strana fra tutti.

Sempre allegra, certo, ma spesso si guardava in giro senza motivo, e ogni tanto cuciva parlando sottovoce.

Morì un paio di mesi dopo il mio quindicesimo compleanno. Ripensandoci, credo che sapesse qualcosa riguardo la strana presenza che avvertivo nella mia vita.

Mi pento di non averle mai confessato nulla…Sin da quando ho memoria mi sono sentito osservato, come se un’ombra nella notte mi spiasse dall’angolo della mia cameretta, avevo paura di parlarne con i miei genitori per timore che presenza potesse in un certo qual modo vendicarsi per aver svelato loro la sua esistenza.

Non ne feci mai parola ma sentivo una sensazione di pericolo costantemente.

All’età di dieci anni iniziò ad essere più visibile, non riuscivo a definire bene i dettagli ma vedevo con chiarezza la sua sagoma: alto con braccia e gambe troppo lunghe per appartenere ad un essere umano.

Questo particolare mi terrorizzò, avevo paura di andare a dormire, dovetti convincermi che fosse tutto un brutto gioco della mia mente.

Nello stesso periodo incontrai quello che poi sarebbe diventato il amico immaginario, si chiamava Daymon.

I miei genitori accolsero la cosa con tranquillità in quanto non ero mai riuscito a farmi un amico  essendo poco socievole.

Ogni volta che provavo a parlare con Daymon di quell’ombra che mi seguiva, lui cambiava subito discorso cercando di farmi ridere e distrarmi, così lasciai perdere, convinto di aver trovato un buon amico anche se immaginario.

Negli anni a seguire notai che la presenza era sempre più vicina, ormai non si limitava a guardarmi dall’angolo della stanza, spesso riuscivo a vederla al balcone mentre cercava di chiudere le tende, non riuscivo a capirne il motivo, avevo troppa paura per pensare a qualcosa di sensato e pensavo solo “perchè è qui? Cosa vuole da me? Tutto questo è reale?”.

Non riuscivo a dormire la notte.

Dopo due giorni da quando la presenza aveva iniziato a muoversi nella mia stanza mia nonna venne a farci visita.

Mio padre fù promosso e dovevamo trasferirci in un altra città e la nonna per quell’occasione mi portò un regalo: un peluche a forma d’orso.

Inizialmente pensavo di gettarlo, avevo 14 anni ormai!

Quando lo guardavo però mi trasmetteva un senso di sicurezza per cui decisi di tenerlo, ma senza nessun motivo apparente Daymon non approvava la mia decisione tanto da diventare stranamente aggressivo.

Mi prendeva in giro e mi diceva che non avrei dovuto accettare nulla da “quella vecchia sacca di carne” riferendosi a mia nonna.

Dopo questa frase mi arrabbiai tanto e gli dissi di andare via per sempre e lui con il viso basso acconsentì uscendo dalla stanza per non farci più ritorno.

Da quando avevo iniziato a dormire con il peluche di mia nonna mi sentivo più sicuro, quell’ombra che mi spiava da anni era ormai sparita, o almeno cosi pensavo.

Ricordo ancora quel giorno, era notte e non trovavo più il mio peluche, quando chiesi a mia madre dove fosse mi disse che lo aveva lavato ed era in lavanderia.

Mentre scendevo le scale saltò la corrente, mi girai e quello che vidi dietro di me, fermo immobile a fissarmi dalla cima delle scale, era una creatura orribile ma molto familiare… 

Riuscivo a vederla meglio e a sentire il suo odore di putrido come di carne marcia.

Aveva un colore biancastro, lo stesso biancastro dei morti, i suoi arti, che da sempre mi sembravano lunghe stecche, si rivelarono essere ossa spezzate e deformate legate insieme da carne decomposta.

La cosa peggiore fù il viso: vuoto, al posto della bocca, solo un buco che sembrava dar vita un ghigno malefico.

La cosa più spaventosa erano i fori che aveva al posto degli occhi, da quel vuoto potevo vedere le lacrime.

Per quel paio di secondi che mi sembrarono interminabili restò li a fissarmi, con un volto mostruoso ma stranamente triste, poi si riaccesero le luci e quando mi rigirai sparì nel nulla.

Corsi a prendere il mio peluche e subito dopo tra le braccia di mia madre che ovviamente non mi credette. 

Dopo quasi una settimana passata senza chiudere occhio ci trasferimmo in un’altra città grazie alla promozione di mio padre, ricordo che stavamo lasciando la casa quando vidi il mostro guardarmi dalla finestra

Da allora è tutto finito, adesso ho 18 anni però ci sono ancora cose nella mia mente a cui non riesco a dare una spiegazione.

Il mio amico immaginario era il mio angelo custode? Il peluche cosa era? La domanda che mi tormenta ancora oggi è: cosa era quel’essere?

#STORYTELLERTEEN: STEFANO PALUMBO

STEFANO PALUMBO HA 13 ANNI. VIVE A NAPOLI. AMANTE DELLA CREEPYPASTA O STORIE DELL’ ORRORE IN GENERALE.

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