Silenzio stampa Napoli? A mali estremi, estremi rimedi

È il mese di luglio del 2011 quando il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, si allontana dallo studio in cui si sta tenendo il sorteggio per il calendario della stagione successiva della Serie A, urlando: «Siete delle merde» e dandosi alla fuga sul motorino di un ragazzo passato di lì per caso. Passano i mesi e il copione non cambia: al termine di una conferenza stampa il patron, subissato dalle critiche per un campionato al di sotto delle aspettative, impreca duramente con un: «Che cazzo avete vinto a Napoli?».

Si va avanti con gli anni ma la “passione” per gli scivoloni resta inalterata, con lo “stronzo” dato all’ex capitano Paolo Cannavaro, la “pancia” di Higuain, le versioni più volte riviste e stravolte sull’addio del Pipita, il modulo “da lui” inventato, lo stadio da 20.000 spettatori sottoposti ad una egida selezione. Da ultima, la mortificazione pubblica del tecnico Maurizio Sarri e della squadra, al termine della gara di Champions League contro il Real Madrid, su di un palcoscenico internazionale di altissimo livello.

Qui la fa grossa. Polemiche e tifosi divisi, con la stragrande maggioranza a supporto di quell’allenatore in tuta che tanto sta dando alla compagine e alla piazza partenopea. Si tirano in ballo provocazioni perpetrate tra i due nel corso del tempo. Si arriva addirittura al mercato di riparazione del 2016, quando il Napoli, campione d’inverno, spreca l’occasione di fare il salto di qualità con due o tre innesti adeguati.

Al momento la società è in silenzio stampa. Un “silenzio stampa ad oltranza”. Forse è meglio così, visti i goffi svarioni del numero uno azzurro. C’è un campionato da terminare e il match contro i madrileni al San Paolo da preparare. Un appuntamento difficilissimo, laddove si pensi che il passaggio dei campani ai quarti sia una speranza ridotta al lumicino. Occorre tenere alta la concentrazione, l’apertura di ipotetici “casi” non è ammissibile, così come eventuali spaccature. Il silenzio è d’oro; la parola, d’argento.

 

Maria Grazia De Chiara

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