Sangue e latte, diventa uomo, cresci!

SANGUE E LATTE | Ludovico Travagli, un destino scritto nelle parole

Sangue e latteromanzo di esordio di Eugenio Di Donato, è una ferita aperta, quel luogo della mente dove torni sempre. È l’errore che ti porti dentro e nel quale cadi ancora.

Il sangue è vita, è rinascita, è una vittoria persa. È la prima volta, e poi una seconda volta.

Leggendo questo libro mi chiedo quante volte si può nascere e quante invece si può morire.

Il sangue scorre, riflessi e bagliori di tutto quello che possiamo essere, di tutto quello che vogliamo essere.
Per poi essere quello che siamo, tutto e niente. Quello che vogliono gli altri.


Siamo briciole lungo il cammino di qualcun altro. Siamo maiali lasciati a morire dissanguati.

Macchie su un percorso lungo una vita, a raccontare chi siamo. Ogni cerchio di sangue caduto è un pezzo della vita del protagonista.

Sangue e latte - Eugenio Di Donato
Sangue e latte – Eugenio Di Donato

Ludovico Travagli, un destino scritto nelle parole

Parole taglienti che raccontano la sua storia, gli anni da ragazzino e la famiglia. Legami stretti, forti da togliere il respiro. Alberi e radici da strappare, sradicare. Così da poter piantare di nuovo, capire cosa vogliamo davvero far crescere, cosa le nostre mani possono o non possono. Affrancarsi, emanciparsi, non fermarsi.


Il latte
 è nutrimento, l’infanzia, i ricordi che portiamo sulla pelle, come cicatrici e tatuaggi. Scarnificazioni del cuore a dirci chi siamo, pantani dell’anima. Come quelli che accompagnano Ludovico, dalla prima pagina, dalle prime parole. Bianco latte è la vita che dà la vita aggrappata al seno di una madre che non c’è.
É energia, pasto, cibo. La vita donata che chiede la vita in nome di un sacrificio che non esiste, latte versato che non c’è più.

Il latte è il senso di colpa continuo che ci portiamo dentro, un circolo vizioso dal quale è difficile uscirne.

É il senso del dovere, della responsabilità che abbiamo verso tutto quello che non siamo e crediamo di essere.
Riempiamo ogni giorni una bottiglia di vetro, di gocce solide di sangue e rinunce, di desideri e voglie mancate per poi svegliarci di colpo, una notte, come Ludovico.

Pasticche di latte condensato, casa comprata, cane preso, famiglia fatta. Diventiamo come certi fegati d’anatra, pronti a farci sbranare al tavolo della vita, che ci appartiene e non ce lo ricordiamo.

Sangue e latte: Eugenio Di Donato racconta la storia di un uomo

Sangue e Latte, un modo dire, un modo di vivere, di diventare uomo. Crescere lungo quel percorso già tracciato, segnato e voluto da qualcun altro. Come un vestito che indossi e non ti torna, che non senti tuo, così è questo destino scritto da altri. Quando si rompe la bottiglia, la vita perfetta di Ludovico va in mille pezzi e noi con lui. Il vetro è fragile. Raccogliamo cocci e ci tagliamo, perdiamo sangue, gocce di ricordi che vanno a ricostruire una vita intera, dall’infanzia nel piccolo paese alla laurea in ingegneria.

Una scrittura lenta, pensata, mai banale. Parole precise, studiate, modellate a costruire frasi che fanno male, che colpiscono, andando dirette al punto. Eugenio Di Donato racconta la storia di un uomo che a quarant’anni mette tutto in discussione, se stesso, il suo vissuto.
La strada che ha percorso senza mai fare davvero un passo. Senza muoversi da quella famiglia che è culla e prigione. Come un’altalena che non dondola.

Eugenio Di Donato scrive e si concentra sulle parole

Attraverso un percorso a ritroso Ludovico si svela, scopre le carte, mostra i suoi limiti, i punti vincenti e i bluff.

Eugenio Di Donato scrive e si concentra sulle parole, che quelle sono importanti.
Descrive conflitti tra padri e figli, con madri che amiamo troppo o troppo poco. Racconta della solitudine che ci portiamo dentro e prova a capire da dove viene. Costruisce castelli di carte per farci vedere come possono crollare facilmente. Descrive una vita sola, particolare, per arrivare all’universale, alla condizione umana. 


Tutto ha inizio su una spiaggia, un pallone che rotola e un bambino che insegue.
Tanto basta per farci rotolare e diventare quei ricordi, quelle radici, quei segni sulla pelle che non vogliono andare via. Tanto basta per diventare palla e bambino, inseguito e inseguitore, causa ed effetto, preda e predatore. Sangue e latte.

#STORYTELLER: ANTONIO CONTE

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