Salvio Parisi: “Più che come l’ho vissuta mi chiedo come la vivremo“

#Storiediquarantena

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Col Covid abbiamo dovuto focalizzare e ammettere l’impossibilità di un controllo completo sulla realtà: è la lezione che la pandemia ci sta impartendo.

Il virus ci ha presentato il conto, perché dal punto di vista della natura il virus siamo noi, coinqulini sulla Terra: la convivenza è un valore e al contempo una necessità, ma abbiamo capito che il mondo andrà avanti anche senza di noi.

Saremo meno ricchi e dovremo diventare meno apparenti, più inclusivi, meno fugaci, più pazienti per attendere i tempi giusti e quelli migliori.

Là fuori ci aspetta l’incontro inesorabile coi nostri limiti: ci occorrerà un tempo decelerato e riflessivo, una capacità di riciclarci nel «sono» e non più nell’«ho» per abitare il mondo che troveremo. Probabilmente ci riapproprieremo di spazi in cui anche la tecnologia verrà ridimensionata. Torneremo a essere più tangibili, valorizzando l’esperienza reale: il distanziamento sociale ci porterà ad apprezzare la  cultura del sensoriale a discapito di quella dell’immateriale, in cui il digitale ci ha intorpidito e anestetizzato.

Dovremo assumere impegno umanitario e cambiamenti nei consumi, nei rapporti e nelle urne.

Parola d’ordine: unità. Ne usciremo vivi solo costruendo «ponti»: mentali, culturali, razziali. Perché la distanza che serve per sconfiggere il virus non è sociale ma fisica.

Salvio Parisi

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