Rispetto per i disabili. No compassione!

Maria Chiara ed Elena Paolini rivolgono un appello a Gentiloni contro i tagli ai fondi dell’assistenza domiciliare

Durante quest’ultima legislatura sono state approvate, dopo anni di campagne estenuanti e lunghissime da parte di associazioni e gruppi di pressione, le leggi sul biotestamento e sulla legalizzazione delle unioni civili, ma non basta. Bisogna dare anche voce a chi non ce l’ha.

Bisogna dare anche dignità a tutte quelle persone che ingiustamente vivono ai margini della società, ci si riferisce in particolar modo ai disabili che, nonostante numerose iniziative e programmi, come la dichiarazione dei diritti  umani del 1948 e la Convenzione dei diritti delle persone con disabilità del 2006, incontrano durante la loro vita ostacoli di ogni genere e spesso molti di loro sono costretti a rimanere in casa in uno stato paragonabile a quello degli arresti domiciliari.

Non si dica che è una questione di poco conto: nessuno decide di essere una persona disabile, ma se lo si è, si è consapevoli del fatto che non esistono bacchette magiche o miracoli che possano cambiare la propria esistenza.

Chi non si interessa di questa tematica ha davvero l’arroganza di sapere come invecchierà o se avrà figli teutonici, alti biondi e intelligenti?  Se è così, Ad maiora!

La società odierna promuove il mito della carriera, della perfetta forma fisica, dell’indipendenza e del successo e di conseguenza si guarda, a dir poco con diffidenza o menefreghismo, la disabilità, quasi l’unico obiettivo dell’essere umano, l’unico modo per essere accettato sia quello di essere uguali agli altri in termini di prestazioni fisiche e sociali.

Purtroppo nel nostro paese per la malsana abitudine di considerare i disabili “troppi e improduttivi” la Spending Review si comporta come uno schiacciasassi, sottraendo loro le prestazioni socio-assistenziali dovute e scaricandone lo stato sociale sulla famiglia.

Ma si sa, le persone disabili hanno la “capa tosta” e non si arrendono. Vogliono semplicemente che si parli delle loro problematiche e che si cerchi un modo per superare gli ostacoli materiali e immateriali.

Vari giornali hanno riportato l’appello, diventato virale sul web, di Maria Chiara ed Elena Paolini indirizzato a Gentiloni contro il taglio di fondi per l’assistenza domiciliare.

Nella lettera, pungente ed ironica, viene descritta la loro giornata tipo che certamente non somiglia affatto a quella di una qualunque ragazza di vent’anni. Loro, per vestirsi, per fare una doccia, per preparare il cibo o per svolgere una qualunque altra attività, hanno bisogno di assistenza che non viene garantita H24 dallo Stato né da assistenti domiciliari né da risorse economiche adeguate.

Uniamoci al loro appello perché anche chi è su una carrozzina ha diritto di vivere dignitosamente la sua vita, ha diritto all’inclusione sociale, ha diritto di non essere mortificato con una pensione mensile di 280 €, ha diritto di avere la possibilità di poter uscire quando vuole e ha il dovere di sognare che tutto ciò accada!

 

Fabio Marino