Rigore per la Juve: dura la vita per i tifosi bianconeri

Dopo quanto accaduto contro il Milan, quando la compagine ha battuto i rossoneri con un calcio di rigore assegnato dal direttore di gara al 97’; dopo quanto verificatosi in Coppa Italia contro il Napoli, con episodi arbitrali che hanno tenuto banco per giorni e giorni, anche sui social, rompendo persino amicizie di lunga data, sembra quasi essere diventata una maledizione essere tifosi della Juventus.
Affermazione esagerata? Non diremmo. Più di una volta la compagine bianconera ha vinto gare all’ultimo minuto, magari su calcio di rigore; e spesso quel rigore è stato fortemente contestato dai supporter della squadra avversaria. C’è chi l’ha presa come una battaglia personale in nome di un calcio pulito e senza discriminazioni; chi, stufo, ha sottolineato di «vedere sempre le stesse cose»; chi ha evocato il passato del club demarcando: «certe situazioni non cambieranno mai»; «È nel DNA»; «La Rubentus».
Proteste. Polemiche. Dimostrazioni analitiche sul fallo di Tizio, sulla sua volontarietà che ha portato al provvedimento severo.
La faccenda è diventata quasi paradossale, se pensiamo che pure il rigore dato correttamente ai bianconeri sia giudicato in modo malizioso e beffardo. E che, sui social, spopoli il tormentone “rigore per la Juve”, accostandolo alla caduta di un oggetto, ad uno scivolone sul pavimento, al fischio del capostazione in circumvesuviana, o a quello dell’uccellino che sul davanzale venga ad espletare i propri bisogni. Ci può stare, l’importante è non degenerare nell’offesa o usare ciò come espediente per sfogare le proprie frustrazioni. Lo sport deve restare tale, non oltrepassare i limiti del vivere civile e del tifo sano.
La compagine resta forte in valori tecnici, cattiva come nessuna in Italia. Magari chi la sostiene ci riderà su nel sapere che un rigore a suo favore riesca a produrre più like e commenti dell’immagine di una donna nuda. O che la “farfallina” di Belen abbia perso notevoli consensi, decidendo per protesta di rinascere bianconera.
 
 
Maria Grazia De Chiara

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