Il racconto: “un angolo di paradiso” a Napoli

Scorcio di Napoli

Oggi, nell’estate di Napoli, salivo in macchina per la collina di Posillipo. L’abbaglio della controra, la città deserta, i finestrini aperti. Quasi distrattamente, in una curva, ho visto una panchina all’ombra di un pino che mi sembrava proprio quello delle cartoline, con sotto il belvedere.

Mi è venuto l’impulso improvviso di fermarmi e sedermi là sotto, come una turista. Quasi ridendo di me, ho parcheggiato e –  con l’unico rumore, quello dei miei passi-  mi sono avviata verso quella piccola oasi. Un venticello di mare mi ha accolto, facendo gonfiare il mio vestitino leggero e la placida bellezza del golfo ha riempito i miei occhi di un azzurro puntellato di velette bianche.

Così, nella frescura di quella panchina di pietra, sola e parte di quel tutto, mi è salita piano piano, dolcemente, senza fretta, una piacevolezza piena, come di felicità raggiunta.

Che bello! Mi sono detta semplicemente, su quella panchina solitaria, rovesciando indietro la testa. Ed è proprio da quella posizione che ho visto qualcosa: c’era una foto appesa al tronco dell’albero. Sarà un poverino che si è ucciso in moto, ho pensato; a volte nei crocicchi ci si imbatte in queste faccine con sotto una data e dei fiori secchi.

Ma a ben guardare, in quella foto stinta dal sole sorrideva gioviale una donna di mezz’età, bella in carne, che sicuro non aveva intenzione di andarsene così presto. E allora ho immaginato mani amorose che la mettevano là perché contemplasse per sempre quell’angolo di paradiso. Che non so se esiste ma se esiste, dev’essere proprio così.

di Danila Benedetto