QUANDO IL DIRITTO ALLA PRIVACY DIVENTA UN DIRITTO IRRINUNCIABILE  

 

Da due giorni ormai la notizia dilaga, di condivisione in condivisione, sulle home page dei social networks.

Tiziana Cantone si è impiccata con un foulard nel sottoscala della sua casa a Mugnano di Napoli. La ragazza, per chi non sapesse neppure il nome, è la giovane donna diventata celebre suo malgrado  per un piccante video hot che nel giro di pochi giorni ha raggiunto milioni di visualizzazioni accompagnate da altrettanti duri commenti degli utenti.

Al di là dell’accaduto, su cui molti hanno già sentenziato abbastanza, ciò che si vuole mettere in risalto in queste righe è una riflessione accorta sulla libertà che in un paese democratico come il nostro manca, ed è il diritto all’oblio.

Tiziana era libera, come lo siamo tutti noi, di fare ciò che voleva nella propria vita privata. Che sia stata consenziente o meno nell’essere ripresa in un momento di vita privata (sottolineo, privata) questo è un tema che non ci riguarda affondo. Ciò che ci riguarda è l’assoluta certezza che nessuno è il giudice dell’altro. Nessuno dovrebbe sindacare, con i propri limiti, i propri valori e le proprie convinzioni, gli atti – siano questi in linea o meno con la nostra morale – che un individuo compie. Perché ciò che ha spinto a commentare, giudicare, condividere e a ricordare ha schiacciato la personalità di Tiziana di cui non si sapeva nulla.

Non conoscevamo che studi avesse compiuto, che lavoro avesse e se fosse gentile, onesta o perché no anche disonesta. Ciò che sapevamo sul suo conto era solo una frase e ci è parso più che sufficiente per etichettarla.

Tuttavia ciò che ci sfugge è che ognuno di noi, nella quotidianità, potenzialmente potrebbe essere Tiziana senza neppure rendersene pienamente conto e forse non accorgendosene in tempo.

Quando si postano dei video o quando si scrivono delle frasi in Internet, si permette a milioni di utenti di entrare a far parte della propria vita privata, inconsapevoli di essere esposti a giudizi positivi con un Like o a commenti negativi, superficiali, cattivi.

Pertanto, ci sentiamo condizionati, giudicati o compiaciuti per le azioni degli amici virtuali e per tale motivo sarebbe necessario il diritto all’oblio, maturando dentro di noi la consapevolezza che bisogna rivendicare il diritto di dimenticare per evitare che si arrivi a gesti estremi come quello compiuto da Tiziana.

Perché se è abbagliante la bellezza della libertà in Internet, dall’altra parte della luccicante medaglia della libertà deve esserci necessariamente il diritto alla privacy.

 

Mariagerarda  Auriemma

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