Phubbing: quando il terzo incomodo diventa lo smartphone

phubbing

Si stava meglio quando si stava peggio. Esordiscono tutti cosi quando si parla di dipendenza da cellulare, anzi, da smartphone. Tutti col capo chino su uno schermo che sembra sempre raccontare qualcosa di più stimolante rispetto alla realtà, non è soltanto la vox populi a dirlo, ma la scienza.

Gli esperti si sono mobilitati per studiare l’incidenza dell’uso compulsivo del telefonino (che termine arcaico, lo so) sulla coppia. Siamo distratti, non c’è confronto, poco dialogo e i social in molti casi ci allontanano, tutti questi effetti sono stati riassunti in un’unica parola: Phubbing.

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Ma di cosa si tratta? Il neologismo prende corpo da due parole precise, snubbing (snobbare) e phone (telefono): il fenomeno indica quei soggetti che trascurano in modo assai poco educato, la persona con cui si è impegnati, non importa dove e in quale occasione, per controllare continuamente lo smartphone.

In uno studio pubblicato su “Computers in Human Behavior” (giornale scolastico americano) quasi la metà degli intervistati dai ricercatori della Baylor University, in Texas, ha dichiarato di essere vittima di questo atteggiamento. Più del 30% non riceve le giuste attenzioni dal partner e nel 20% dei casi sì, è proprio il telefono perennemente in mano ad aver incrinato il rapporto con il compagno. Non è tanto una questione di gelosia tout court quanto dalla sensazione di disagio che deriva dal sentirsi trascurati.

La cosa assume contorni fastidiosamente grotteschi quando influisce anche sulla vita sessuale della coppia, secondo una ricerca di Meredith’s Parents Network, il 12% delle donne utilizza il telefono mentre si scambia effusioni con il partner e il 21% confessa di usarlo anche in bagno (il cellulare ha sostituito le etichette dei detersivi, lo sappiamo), pare che una persona su cinque dopo l’amplesso si butti fra le braccia del proprio telefonino intelligente, potremmo definirla una sorta di “sigaretta 2.0”.

Qualcuno rimpiange addirittura l’amante in carne e ossa, una distrazione umanamente più comprensibile rispetto a un ammasso di circuiti e plastica. Cosa fare? Prevenire! Osservare attentamente tutte le mosse dell’altra persona sin dal primo appuntamento. Un link che tempo fa girava su Facebook citava testualmente “Se quando esci con una persona, torni a casa con la batteria del cellulare ancora carica, beh probabilmente quella persona è quella giusta“. Non aveva tutti i torti.

di Fabrizio Brancaccio

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