Perché oggi abbiamo bisogno di essere Emily Dickinson, come trasformare la solitudine in un giardino

Emily Dickinson

Emily Dickinson

Eclettica, a tratti inquieta, Emily Dickinson è la poetessa dell’isolamento scelto e non imposto.

Per sedici anni lontano dal mondo esterno, confinata nella sua abitazione, la scrittrice americana ha dato voce alla più grande paura dell’umanità: la solitudine. 

Ha una solitudine lo spazio

Solitudine il mare

Solitudine la morte

Ma queste saranno compagnie

In confronto a quel punto più profondo

Segretezza polare,

Un’anima davanti a se stessa:

Infinità finita.

Emily Dickinson
In questa breve poesia (There is a solitudine of space, in originale), Emily Dickinson ricorda al lettore della pandemia quando la solitudine sia uno stato universale.

Solo è l’universo, il mare, la morte. 

Non è solo invece l’uomo, l’artista, il creatore.

Guardare se stessi, scavare nel profondo della propria intimità in un atto di meditazione monastica: questa è la chiave per rendere amico il nemico, per scoprire le infinite possibilità della solitudine. 

Figlia della tipica educazione puritana statunitense, all’età di quarant’anni, Emily Dickinson decide con coraggio di tranciare ogni collegamento con il mondo esterno.

Emily Dickinson
Emily Dickinson
Non presenzierà neppure al funerale dei genitori.

Una soluzione estrema, che ricorda quella di un eremita alle prese con i misteri della vita.

Una soluzione però che sottolinea la bellezza della fantasia e dell’innocenza.

Nessun vascello c’è che come un libro

possa portarci in contrade lontane

(…)

Questo viaggio può farlo anche il più povero senza pagare nulla –

tant’è frugale il carro che trasporta

l’anima umana.

Emily Dickinson
L’arte sostituisce la realtà attraverso la letteratura.

Diventa un atto terapeutico per resistere nel confinamento, una nave che può spostarsi senza tenere conto di folla e di biglietti.

In quest’altro stralcio di poesia, (There is no Frigate like a Book) il lettore viene ammonito anche sulla furia delle sue ambizioni.

Volere troppo, volere apparire, viaggiare dentro e fuori noi stessi per ricevere consensi, come accade spesso nell’oceano dei social network.

Questi sono i germi di una società che ha perso la gioia della meditazione e della creatività. 

È chiaro che la posizione di Emily Dickinson rientri in un quadro patologico non del tutto positivo. Quello che è importante è interiorizzare le sue parole per mutare la reclusione in un’opportunità. 

Emily Dickinson sottolinea quanto la fantasia sia fondamentale nella vita umana. È una gran dote, la migliore di cui possiamo disporre, una chiave invisibile per uscire di prigione. 

Le Sirene nel seminterrato sono venute a guardarmi

Emily Dickinson
Il vuoto non esiste per il poeta e per il bambino.

La solitudine è una pagina bianca, che con una buona dose di concentrazione, può diventare un romanzo, un dipinto, una lettera di scuse e d’amore. 

Leggere una poesia di Emily Dickinson al giorno, come sorseggiare un buon tè pomeridiano, può aiutare la nostra comprensione della solitudine.

Imparare a sfruttare la propria creatività, non pensare al risultato, liberarsi dalla gabbia del reale.

Anche solo per pochi minuti, è la migliore terapia budget friendlyche il mondo della letteratura ci possa proporre. 

Non vidi mai brughiere

e mai non vidi il mare:

pure so com’è l’erica,

so quale aspetto ha l’onda. (…)

Emily Dickinson
Quest’ultimo pezzo, I never saw a Moor, dimostra la naturale potenza della solitudine.

L’isolamento non è oscurità. È un terreno incolto e sciupato dalle cattive erbe del nostro pensiero negativo. Prendersi cura della solitudine vuol dire prendersi cura del proprio equilibrio. Una vera palestra per la mente, che può dare risultati inaspettati. Disegnare con la notte, non solo maledirla: ecco in che modo Emily Dickinson riesce a sopravvivere alla prova del tempo, diventando simbolo degli uomini e delle donne di ogni epoca.

#STORYTELLER: SILVIA TORTIGLIONE

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