PALERMO. L’altro volto della città tra la movida e il dramma della povertà

Era un venerdì sera. Faceva molto freddo e di tanto in tanto cadeva qualche goccia di pioggia. L’appuntamento era alle 20:30 presso il Comitato Provinciale della CRI di Palermo. La squadra era al completo. L’autista, l’infermiera, il referente e un paio di stagisti. Lo scopo dell’uscita serale era quello di distribuire cibo ai senza tetto. Cibo, dapprima regalato da un noto panificio della città e raccolto nei contenitori.

Comincia il viaggio lungo le vie poco trafficate, quasi deserte. La Palermo del giorno, colorata, profumata e affollata assume un altro volto. Si veste di nero. Si trasforma. Diventa triste, piange per quelli che sono dimenticati da tutto e tutti. Si prepara ad una lunga notte che svela il suo lato oscuro. Si ha la sensazione di avere due vite, due città nella stessa città. I cittadini del giorno e quelli della notte. Quelli che combattono e cercano di non arrendersi e coloro che hanno gettato la spugna. Hanno perso ogni speranza. Di giorno, non si vedono. Alle prime luci dell’alba, spariscono come per magia. Sanno di non essere graditi, di non appartenere a quella fetta di cittadini riconosciuti dalla società. Non hanno un tetto. Sono abbandonati. Ognuno con la sua storia personale, racchiuso in se stesso, cerca di tirare avanti come può.
La realtà è crudele. Non ci sono parole per descrivere la miseria e la fame che coesistono stranamente IMG_6105nello stesso luogo con la ricchezza e l’abbondanza. Non c’è religione, lingua o cultura che possa fare la differenza. Sono tutti uguali di fronte alla povertà, alla emarginazione, alla mancanza di assistenza continua da parte delle amministrazioni locali. Uomini, donne, giovani ragazzi anche stranieri, che aspettano con ansia l’arrivo del furgone della CRI per prendere un bicchiere di tè caldo, una bottiglia d’acqua, il pane, la pizza, tutto ciò che è disponibile, non solo per se stessi, ma anche per i fratelli e le sorelle che aspettano a casa. Ragazzi che non dispongono di smartphone, di play station, che non hanno le possibilità per vivere la loro adolescenza e la loro gioventù. Non giocano a calcio e non vanno al cinema. Non vanno a ballare e non festeggiano i compleanni. Loro, si caricano di sacchetti, contenti di poter portare un po’ di cibo a casa da dividere con i familiari. Felici, con la voce bassa e un sorriso che la dice lunga, ringraziano gli operatori e in punta di piedi, silenziosi ed educati spariscono nel buio della notte sopra la sella di una bicicletta. Qualcun altro chiede se può avere al prossimo passaggio, magliette, vestiti e scarpe.
La Palermo del ventunesimo secolo, come d’altronde, tante città del mondo sviluppato e non, offre un altro aspetto sgradevole. Non è né l’unico e né l’ultimo. Il giro continua e raggiunge due anziani, marito e moglie. Dormono sui cartoni davanti al portone di una Chiesa. Si svegliano. Vorrebbero dei cornetti per la colazione e qualche trancio di pizza. La signora è stata con la febbre alta fino a qualche giorno prima ed è stata fortunatamente aiutata. Poi ci sono le giovani ragazze straniere, sicuramente molte di loro sono minorenni. Belle. Truccate. Affamate. Dietro quel sorriso smagliante, si nasconde tutta la tristezza di questo mondo. Vite rubate. Gioventù rovinate. Sotto la pioggia coi tacchi alti e i vestiti corti, aspettano i clienti. Stanno tutte insieme. In gruppo. Forse per proteggersi ed aiutarsi al bisogno. È vero quando si dice che le disgrazie avvicinano. Ma quant’è giusta questa vita? Non dovrebbero essere in casa? Al caldo? Abbracciate alle loro madri? Protette e accudite? Qual è il senso di tutto ciò? Destini diversi, crudeli per alcuni e straordinari per altri. La vita è una. Ed è una per tutti! Tante differenze, tante disuguaglianze avranno pure un senso?

Uno dei tanti clochard incontrati, raggiunto verso l’una di notte, ha chiesto un caffè. Dorme su una FullSizeRenderscalinata di fronte ad un locale frequentatissimo. La musica è alta. È pieno di giovani che fumano e bevono all’esterno, incuranti di ciò che li circonda. Sgomenta davvero assistere da un lato, alla sfilata di macchine nuove e luccicanti dalle quali scendono ragazzi e ragazze ricchi, profumati, con vestiti firmati ed orologi costosi ai polsi e dall’altro, proprio di fronte a loro, persone sdraiate per terra, come il signore che ha accettato, felice, il pane e i dolci. Sono due mondi paralleli. Si guardano. Si vedono e non comunicano. Hanno paura di confrontarsi e di tendersi la mano. Sembrano divisi da un velo, come una parete dalla quale s’intravede solo l’altro, senza possibilità di avvicinarlo.
Ciò che colpisce di più in questa triste faccenda è che tutto accade nel centro di Palermo. Vicino alle boutique più ‘in’ della città. Sotto gli occhi di tutti. Sembra che ci sia un altro popolo che non appartiene al popolo. Un’altra cittadinanza che non è riconosciuta. Che non ha diritti, non ha doveri e non ha volto. Come si può considerare tutto ciò una normalità del vissuto odierno? Quando le famiglie non si prendono carico di queste persone per tante ragioni e tanti motivi, l’amministrazione non può non intervenire con dei piani strategici a lungo termine. La politica ha il dovere di considerarli anche se non contribuiscono allo sviluppo economico. Servono delle azioni in rete, per dare loro accesso alle cure mediche, all’alimentazione e per vivere dignitosamente. Non sono casi isolati e non si può delegare tutto nelle mani del volontariato. C’è tanta gente che ha bisogno di aiuto, di conforto e di un tetto. Fortunatamente, le associazioni impegnate sul territorio sono perfettamente organizzate e coordinate tra loro. Il servizio è garantito durante tutta la settimana e ciò che fanno, non è solo carità: è molto di più. Una carezza, un sorriso, un abbraccio illuminano i cuori spezzati di questo popolo della notte, senza identità e senza meta. Per un attimo, si vede la luce nei loro occhi e forse anche la voglia di sentirsi voluti bene, come qualsiasi persona. Con la globalizzazione, la crisi economica e i tanti licenziamenti, molte persone si stanno trovando di punto in bianco senza niente e nessuno. Senza soldi e senza affetti. È solo l’inizio? Questo il tempo lo dirà. Intanto, complimenti alla Croce Rossa, a tutte le Associazioni ramificate sul territorio e soprattutto a tutti i volontari che riconoscono il valore della vita e della dignità umana.

Houda Sboui

Foto di Salvatore Lopez

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