Novecento. Un monologo

Adatto a tutti coloro che non hanno paura di ballare secondo la melodia della loro anima

“Quello che per primo vede l’America. Su ogni nave ce n’è uno. E non bisogna pensare che siano cose che succedono per caso, no… e nemmeno per una questione di diottrie, è il destino, quello. Quella è gente che da sempre c’aveva già quell’istante stampato nella vita. E quando erano bambini, tu potevi guardarli negli occhi, e se guardavi bene, già la vedevi, l’America, già lì pronta a scattare, a scivolare giù per nervi e sangue e che ne so io, fino al cervello e da lì alla lingua, fin dentro quel grido (gridando), AMERICA, c’era già, in quegli occhi, di bambino, tutta l’America.

Lì, ad aspettare.

Questo me l’ha insegnato Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento, il più grande pianista che abbia mai suonato sull’Oceano”.

 

Novecento. Un monologo. Come raccontarvelo? Immaginate il mare.

Avanti, indietro, il lento infrangersi delle onde le une sulle altre si ripete placido, perpetuo. Il suo ritmo costante, mai uguale a se stesso, è pura certezza, una confortante melodia. Sussurra al nostro orecchio l’eco di un ricordo che tutti condividiamo: la sensazione di essere al sicuro, stretti nell’abbraccio di una mamma. Possiamo chiudere gli occhi e quasi avvertire le parole di una ninnananna lontana. Possiamo chiudere gli occhi e, ascoltando il mare, sentirlo cantare.

È questa canzone che Baricco racconta nel suo libretto che non è proprio un libro e non è proprio un copione. È una storia da leggere a voce alta, facendo le voci, seguendo le direttive suggerite dall’autore per ogni battuta: inchinandosi al pubblico, suonando una tastiera immaginaria, ridendo fragorosamente. È una buona storia, che scalda il cuore e riempie l’anima – e nella vita, come spiega il Narratore, «non sei veramente fregato finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla». Perciò raccontiamola.

Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, interpretato da un Tim Roth dagli occhi pieni d’incanto nel delicatissimo film di Tornatore, è un pianista la cui esistenza sfiora continuamente il confine tra realtà e leggenda. Nato su una nave da crociera, fermamente intenzionato a non mettere mai piede sulla terraferma, ha la capacità di trasformare in musica il mare. Ha il potere di viaggiare il mondo osservando semplicemente lo sguardo della gente. Ha l’abilità di suonare le persone, leggendole dentro, in profondità. È una creatura d’ingenuità e candido stupore per ogni luccichio del sole sull’Oceano che, sua sola madre, sua sola patria, rappresenta tutto il suo mondo, tutto ciò che conosce. È metafora della vita, quel mare: vita finita e mortale, misurabile, “pura certezza.” È una tastiera su cui si possono suonare infinite melodie, poiché infinita è la possibilità dell’essere umano di essere qualsiasi cosa: oggi un bambino, domani un avventuriero, dopodomani ancora una ballerina. La magia del libro di Baricco risiede nella capacità di riflettere questa possibilità nella forma della sua narrazione. Il compito di raccontare la storia di Novecento, infatti, è affidato al monologo di un solo personaggio, il Narratore, che riesce a trasformare ogni parola in immagini davanti agli occhi dei lettori. Non conosciamo mai Novecento in prima persona. Non lo vediamo mai sulla scena. Eppure, una volta chiuso il libretto, abbiamo addosso la sensazione di avergli stretto la mano e aver scambiato con lui un paio di sorrisi, forse un po’ perplessi, di certo molto divertiti, senza dubbio completamente incantati.

Eleonora Bruttini

 

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