Nevrosi moderne: “È troppo tardi, sono troppo vecchio!”

Le scoperte mediche hanno allungato di molto la vita media dell’uomo rispetto ai secoli precedenti, le nuove tecnologie ci permettono di ottimizzare i tempi sul lavoro e nella vita privata, eppure è diffuso un tormento ossessivo dettato dall’idea che il tempo sia sempre poco. Tantissime persone si sentono in irrimediabile ritardo. Oggi, infatti, ci si sente vecchi anche a 20, 30, 40 anni se non si sono percorse le “tappe giuste”: se non ci si laurea entro i 25 anni si è fuori tempo massimo per un lavoro prestigioso, e comunque, laurea o non, dopo i 30 anni si è ormai troppo vecchi.

Molte donne e uomini a 30 anni sentono il peso di non avere una relazione stabile e sotto i 38 diventa un dramma non avere figli. Questo, perché siamo calati in un sistema culturale, produttivo e sociale che ci impone traguardi da raggiungere in determinate età, dettandoci scadenze ormai entrate nella coscienza collettiva e che agiscono sulla nostra mente imponendoci di fare tutto il possibile per rispettarle. Chi cerca di ribellarsi a questa griglia di scadenze e decide di darsi un’altra opportunità fuori dal “target” viene osteggiato perché fuori dal “gregge” che – proprio in virtù di questa frustrazione – consumerà di più per anestetizzare questa sensazione dell’“ultima possibilità”. Questa frustrazione è causa della tendenza massificante che, dalla rivoluzione industriale, l’uomo è costretto a subire. Ma un modo per smontare quest’ossessione ci sarebbe: prima di tutto comprendendo che queste sensazioni non sono naturali, ma indotte dai canoni del mondo esterno e, in secondo luogo, non giudicando la propria vita attraverso gli occhi critici del mondo che ci porta a pensare che non si è mai abbastanza, quest’idea è stata assorbita e ha modificato il nostro modo di pensare. Occorre eliminare la mentalità comparativa ed evitare di colludere con i modelli imposti: se usiamo gli altri come metro di giudizio saremo inevitabilmente invasi da questa ossessione del troppo tardi.

Suania Acampa

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