Napoli’Den İstanbul’A

Artisti, intellettuali, aristocratici, studiosi, manager, celebrities e viveur – provenienti da Vienna, Montecarlo, Palermo, Roma, Ginevra, Istanbul, Parigi, Napoli, Venezia, Bogotà – hanno partecipato allegri e emozionati al gala internazionale del Calendario Di Meo 2019, intitolato Napoli’Den İstanbul’A, tenuto al Çiragan Palace di Istanbul.

Un nuovo progetto nella mission itinerante di Generoso Di Meo, che da 17 anni, autunno dopo autunno sceglie una particolare simbiosi tra Napoli e le mete del globo. E questa volta il dialogo intimo accade tra il porto del Sud Italia e le correnti del Bosforo sospeso tra Europa e Asia. Così come la convivenza di cultura, pitture e architetture, canzoni e caffè, canti processionali e preghiere dei müezzin avviene pagina dopo pagine grazie alle fotografie realizzate dal talentuoso Massimo Listri. Ecco che magicamente il 2019 scintilla già di essenze del Mediterraneo. Napoli’Den İstanbul’A: appunto, da Napoli a Istanbul.

Tra fez, maschere dorate, kaftan ricamati, veli, tatuaggi e turbanti, al Çiragan Palace – sontuosa residenza voluta dal sultano Abdülâziz – c’è stato un carosello di look. E il gala ha reso concreto e sensibile il gemellaggio tra due città sorelle fin dai secoli scorsi. Tanti gli ospiti internazionali accolti dai fratelli Generoso e Roberto Di Meo: Homeyra Crespi; la principessa Maria Gabriella di Savoia; la principessa Beatrice di Borbone; Belquis Zahir; Nando Mazzocca; Polina e Philipp Lohrengel; Helena von Hessen; l’ambasciatore d’Italia Luigi Mattiolo; l’ex modella Antonia Dell’Atte; il calciatore Gökhan Inler (già centrocampista del Napoli); Ajda Pekkan (cantante turca); il principe Giovannelli; il marchese Ferrajoli; Antonia De Mita; Eugenia de Sirigny; Demet Sabanci (che ha consegnato a Generoso Di Meo un attestato sulla valorizzazione della cultura turca); Rosita D’Amora, turcologa che ha coordinato il calendario; Francesco Serra di Cassano e Benedetta Lignani Marchesani. Tanti anche i frangenti musicali: l’ouverture affidata a Burcu Karadağ, sensuale suonatrice di ney. E poi l’esibizione della band di Ayhan Sicimoglu, al ritmo latino-turco (con citazioni da Peppino Di Capri a Julio Iglesias), e la dose di consolle nelle mani di Dj Ghiaccioli e Branzini, che ha selezionato anche il classico ‘O sarracino di Carosone, in chiave electro-house.

Napoli’Den İstanbul’A.

Nel vorticoso viaggio visivo sulla rotta che conduce dai palazzi dei decumani cristiani ai quartieri antichi dell’islam interviene il fotografo Massimo Listri che con occhio sensuale e scrupoloso ritrae in dodici inquadrature ad hoc scene, storie, emozioni e personaggi che riassumono la convivenza, la rivalità, il dinamismo delle due capitali. Dal Topkapi Palace al dipinto dell’Ambasceria turca a Napoli (opera di Giuseppe Bonito custodita nel Palazzo Reale di piazza Plebiscito); dalla Moschea Kilic Ali Pasa al Ballo dell’ape nell’harem conservato nel Museo di Capodimonte. Fino al Palazzo di Venezia (sede dell’ex ambasciata italiana a Istanbul), agli hamam, alla Cisterna Basilica di Sultanahmet. Ciascuna fotografia gode di un testo narrativo|emotivo a firma di rare personalità: tra le altre, Ilber Ortayli, Rosita D’Amora, Dinko Fabris, Nedim Gürsel, Silvia Ronchey, Carmine Romano. Un’intesa cosmopolita che nei secoli è stata crudele, per via del business degli schiavi nel ‘600 documentato nei carteggi protetti nell’Archivio storico del Banco di Napoli, e però pure comica: prima con la farsa Nu turco napulitano di Eduardo Scarpetta (1888) poi con l’adattamento cinematografico Un turco napoletano (1953), di cui fu protagonista Totò. Che nel suo certificato di nascita fu riconosciuto Principe di Bisanzio (e della risata). E ancora, la relazione espressa nelle canzoni e nel teatro d’opera, nei Trattati di pace e commercio, nelle statuine del presepe in esposizione alla Certosa di San Martino, o nelle mutazioni dei nomi: Parthènope_Neapolis_Napoli, da un lato. Dall’altro, Bisanzio_Costantinopoli_Istanbul.

Sono numerosi, i capitoli che accomunano – in un audace romanzo contemporaneo – le identità di Napoli e Istanbul. Storie di çelenk con diamanti e di spedizioni militari, di pellicce di zibellino e di tessuti pregiati. Di makaronya, tendenze e idee alimentari antiche e moderne. Di fratellanza tra il caffè e il cahve. Di estasi circolare dei dervisci e di trance roteante figlia delle tarantelle. Il Calendario Di Meo conduce per mano alla scoperta della lingua turchesca e delle architetture, dei rituali sociali e degli strumenti musicali. Se il calascione imbracciato da Pulcinella è parente al bouzouki e al saz, fra Napoli e Istanbul trovano simbiosi le moresche e i balli cantati; le scoperte dei 6 cataloghi agonistici per i Sebastà (giochi isolimpici) rinvenuti negli scavi archeologici della metropolitana di piazza Nicola Amore. Racconti di muratori e manovali emigrati dal Sud Italia fino alle terre del mar di Marmara, personaggi della commedia dell’arte che diventano icone del palcoscenico turco. Minareti, cupole, piazze bizzarre e bazar, che sono duplice folgorazione per chi salpa dai porti ottomani ai moli partenopei, quando un Trattato di pace, navigazione e commercio stabilisce (1740) nuove modalità civico|economiche tra i due territori secondo le volontà del sultano Mahmud I e re Carlo di Borbone. E poi c’è il cinema di Ferzan Ozpetek, in bilico tra i veli di Napoli e le onde del Bosforo in un mulinello di sensualità e fantasmi.

Una storia lunga, appassionante, ininterrotta. Che mai trascura quel ritmo romantico e soave che ci fa intonare Sorrento’ya geri don|Torna a Surriento. E noi torniamo a Istanbul …

L’edizione numero 17 del Calendario Di Meo – tra le precedenti si possono ricordare Lisbona, Vienna, Mosca, Parigi, Marrakech, Londra – pone una accanto all’altra due popolazioni che già a tavola trovano convivenza e complicità. Dal caffè al pescato fresco alle evoluzioni della pizza. È, dunque, un esperimento ogni volta elettrizzante, l’idea dell’associazione Di Meo Vini ad Arte, che stagione dopo stagione trova sostenitori-aficionados che non vogliono mancare alle soirée di lancio internazionale del prestigioso oggetto da collezione. Cui contribuisce anche il brand Gallo, il cui patron Giuseppe Colombo ha ideato per questa occasione uno speciale calzino limited edition sul concept Istanbul addosso: superficie blu scuro e temi decorativi ispirati agli ambienti del Topkapi Palace con stilizzazioni di ornati ottomani. È il senso di questo insolito Calendario. Che è, indiscutibilmente, un ponte privilegiato per la conoscenza culturale contemporanea, anche grazie all’adesione di speciali partner: Metropolitana di Napoli, il gruppo Tangari Koller, Tecno, Tramontano, Ranieri Impiantistica, Rosso Pomodoro, Graded, Genera Group e Fontel.

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