Napoli – Juve: «Non è come le altre!». Perché?

La settimana più importante, quella del doppio incontro tra Napoli e Juventus. Tre punti importanti per il campionato. La decisività di una gara per il prosieguo in Coppa Italia. L’appuntamento tra le due compagini non passa mai inosservato.

Polemiche, avvertimenti, timori di tumulti. Motivo? La disputa sfiora poco il terreno di gioco, con epiteti, slogan e sfottò sugli spalti. È una lotta culturale dalle radici in tempi biblici, quelli dell’unificazione italiana. I Savoia e i Borbone. I partenopei alimentati dal fuoco della rivendicazione, mai avvenuta in ambito politico; i piemontesi, che guardano con distacco e snobismo quel popolo mortificato dagli avvenimenti storici.

Nel calcio la situazione cambia poco: la società di Torino è una delle più vecchie della Serie A e nasce in un ambiente filo-aristocratico, scontrandosi con le squadre di provenienza sociale e fatturato più basse; il Napoli è molto più giovane e per tutto il primo Novecento non ha una storia ben definita, tra vicende societarie, ricostituzioni e fusioni. La rivalità nasce dalla fine degli anni Cinquanta. Vari i Core ‘ngrato: Zoff, prima azzurro, viene ceduto alla Juventus, così come il bomber Altafini, Ciro Ferrara, Fabio Cannavaro e Gonzalo Higuain.

Le difficoltà della città ad imporsi nel tempo come una moderna metropoli diventano motivo di discriminazione, e i napoletani vengono battezzati colerosi, puzzolenti da far scappare i cani o addirittura passibili di morte con l’eruzione del Vesuvio. Il San Paolo diventa l’unica tribuna politica per una rivalsa alle offese. La rivendicazione si fa realtà con Diego Armando Maradona, il riccioluto carico di talento, magia e improvvisazione, che si sobbarca la squadra sulle spalle, conducendola alla meta.

Con lui i partenopei vincono due scudetti e una Uefa, una Coppa Italia e una parvenza di rispetto.

Ora siamo nell’era De Laurentiis. Il calcio è cambiato, in tutti i sensi. Ma la “dignità” da tutelare resta la stessa. Almeno per i partenopei.

 

Maria Grazia De Chiara

 

 

 

 

 

Lascia un commento