Monica M: la mia rivoluzione umana in quarantena

#Storiediquarantena

Lo studio (buddista) di aprile , soprattutto in questo periodo della nostra vita, mi si è rivelato molto utile tra polveri sottili, inquinamento, cambiamenti climatici…ed ecco che abbiamo fatto spazio anche ad un ospite il covid19. Come scrive il noto virologo, dott. De Logu, il virus è nei nostri corpi e sta massimizzando la propria sopravvivenza, proprio come noi, è diventato pandemico, appropriandosi del globo.

Ed io, membro della Soka Gakkai, tra ostacoli ed opportunità, come tutti, ho avuto l’occasione di incontrare l’ospite covid19 più da vicino: una quindicina di giorni fa, è riuscito ad entrare in una casa di cura per anziani a Napoli con una quarantina di ospiti fra i quali mia madre.

Risultato? Tutti positivi, inclusi dipendenti e proprietari.

Abbracciando con onore e gioia il Sutra del Loto, ho avuto la fortuna di lottare con consapevolezza rispetto ad altre volte in cui mi sono trovata in situazioni difficili.

Nei primi giorni ovviamente vacillavo con angoscia e paura, mi sentivo trasportata al centro dell’ultima punta del mondo, in un abisso buio, a guardare null’altro che i miei piedi.

Avevo il virus più grande: la paura.

Ci sono stati per me cinque giorni di attesa, vissuti al freddo, in strada, sotto la struttura in cui mia madre alloggiava, spesso fingendo di essere a casa quando la sentivo al telefono per rasserenarla. All’interno intanto il vitto, le pulizie e tanto altro, cominciavano a scarseggiare ed il personale minacciava di abbandonare tutto per la stanchezza. Continuavano dall’ interno della struttura a chiamare le autorità di competenza il 118, asl, arrivavano solo carri funebri, purtroppo non avendo agito repentinamente, sono cominciati i primi decessi di diversi anziani.

Avevamo grandi difficoltà per ottenere autorizzazioni e far evacuare tutti. Mi sforzavo di sostenere anche i parenti degli altri anziani al mio fianco. Tutti litigavano tra loro e con le forze dell’ordine. I vicini della dimora ci lanciavano acqua e sputi dai balconi. Intanto ero diventata la portavoce del gruppo parenti con le autorità, contattavo anche la croce rossa, unità di crisi, polizia, carabinieri, la nostra posizione era divenuta scomoda.

Tentavano di tenerci separati, visto che nessuno era a distanza di sicurezza, che ci era stata imposta all’improvviso. Mi chiesero di cercare di calmare gli animi, altrimenti ci avrebbero arrestati tutti. In quel momento determinai di non spostarmi da lì sotto sino all’uscita dell’ultimo anziano, inclusa mia madre. Proprio come il generale di pietra Li kuang, con un ichinen mai sentito nella mia vita, convinta fin in fondo che chi incontra il Sutra del Loto avrà risposte. In quei giorni, leggendo guide, recitando di notte senza mai lasciare “Nam Myoho Renge Kyo“, sono riuscita spesso a mantenere un atteggiamento coraggioso, combattivo, ricordandomi minuto per minuto che ogni istante presente sarebbe stata la causa giusta per vincere in futuro in quella occasione.

I miei compagni di fede, tutti indistintamente, mi hanno dato tanto sostegno pregando Nam Myoho Renghe Kyo in itai doshin, suggerendomi di attingere nella buddità e alla nona coscienza. Attraversando le tendenze dell’ ottava coscienza, il karma e quindi evitando influenze passate. La nona coscienza è la sorgente di energia per tutte le nostre attività mentali e spirituali, attingendo così alla pura immutabile realtà.

Nichiren Daishonin ci esorta ad essere padroni della nostra mente, invece di lasciare che avvenga il contrario cercando con il daimoku (rito buddista) solo dentro di noi e non all’esterno. Ricordando che la nostra vita la creiamo in ogni istante con pensieri parole ed azioni. Concentrarci sul nostro potenziale di cui siamo perfettamente dotati, pregando per la “determinazione”che creeremo trasformando ogni tendenza, prendendosi la responsabilità di creare pensieri da realizzare. Affidandoci alle fede nel Sutra del Loto e a Nam Myoho renge Kyo, la determinazione ci porterà alla realizzazione dell’obiettivo con coraggio.

Trasformando il nostro karma avremmo risultati visibili inaspettati, proprio come i miei fratelli che grazie a questa difficoltà, mi hanno sostenuta da lontano, rendendoci uniti più che mai. Dentro di me si faceva strada sempre più la convinzione che questa sarebbe stata una storia stupenda, la migliore della mia vita. Uno scatto di rivoluzione umana!

In quei giorni non abbiamo mai abbassato la guardia, aspettavamo le autorità, invano. Cominciammo a chiamare tutte le tv presenti sul territorio, rilasciando testimonianze per denunciare e incitare le autorità ad intervenire, era loro dovere. Poi, finalmente arriva la Asl, nelle vesti di una funzionaria, una donna della mia età, in gamba e determinata e che tutti temevano. Mi affiancai a lei in modo naturale, all’inizio senza neanche sapere chi fosse, chi avevo di fronte. Nutrivo un desiderio puro di aiutarla, proprio come la purezza delle quattro virtù che scaturiscono recitando daimoku, pronta a liberare la mia fede in modo simultaneo come un fiore e poi frutto.

Da subito ho iniziato a sostenerla, con stima, come se riconoscessi in lei una donna con cui da sempre, chissà da quante vite, avevo già lottato. Ci siamo affidate l’una all’altra, con rispetto e naturalezza, e per di più guardandoci solo negli occhi, a causa delle mascherine. Senza sapere chi fosse, ammiravo semplicemente la sua buddità, e lei la mia. Non so come, mi sono ritrovata a farle quasi da segretaria, come se lo facessi da sempre. Lei si fidava della mia opinione su ogni singola vita di ogni anziano visto che li conoscevo, e io del suo operato. Non riuscendo ad avere contatti felici con il personale interno l’attesa ci logorava sempre più.

Infine cominciarono pian piano a lasciare la struttura i primi anziani divisi per patologie e necessità e indirizzati in strutture più idonee. Ricordo ogni loro singolo sguardo, erano terrorizzati. Da noi erano accolti con amore e compassione come se fossero tutti mia madre. Non dimenticherò mai più i loro sguardi anche i loro da guerrieri spaesati. Ci siamo dati tutti forza. Alla fine dell’esperienza ci siamo confidate la stessa sensazione: un senso di gratitudine verso i genitori, e lo stesso obiettivo, quello di rendere felici queste persone, con coraggio e rispettando le loro identità di persone uniche.

Lo studio di aprile che stavo leggendo, scrive del bodhisattva mai sprezzante, che grazie al rispetto per tutti è riuscito a mettere in pratica l’insegnamento del budda di aiutare tutte le persone a conseguire la buddità (che è la vera causa dell’illuminazione). Mi colpì molto questa sincronia di intenti con la dottoressa. Solo ventiquattro ore dopo, passata la bufera, dopo essermi assicurata che ogni anziano  avesse raggiunto la nuova residenza o l’ospedale, io a casa in quarantena per precauzione, e mia madre ospite di una bellissima struttura non lontana da casa mia, ho saputo che la mitica dottoressa della ASL ha ricevuto shakubuku tanti anni fa da una compagna di fede e, pur non partecipando alle nostre attività, lei e il marito praticano il buddismo.

Quando ripenso che all’esterno della struttura per anziani c’erano due buddiste determinate e pronte a tutto pur di salvare e sistemare dignitosamente quei vecchietti, non posso non essere certa che proprio questo abbia sciolto e trasformato il mio karma, di mia madre e forse quello degli altri ospiti.

rivoluzione umana

Il giorno seguente la dottoressa mi ha telefonata per complimentarsi della collaborazione. Attualmente siamo ancora in contatto anche con i proprietari della struttura e il mio ruolo continua ad essere quello di mediazione tra le parti. Una specie di diplomazia gentile, come la chiama Sensei.

Dopo una lunga telefonata con uno dei proprietari, che temeva per il futuro della struttura e di un’eventuale chiusura, mi sono confrontata con la dottoressa, la quale mi ha confermato che in realtà nutre una grande stima nei confronti dei proprietari e che era semplicemente preoccupata che ogni anziano ricevesse cure adeguate.

Credetemi, un passo avanti notevole, l’inizio di un dialogo di pace, proprio come l’insegnamento corretto per la pace nel paese di Nichiren Daishonin. Il percorso, dunque, non è terminato, forse siamo solo all’inizio, ma per me è già vinto. Oggi, nell’attesa che mia madre riceva un altro tampone e che il risultato sia negativo, scrivo con onore la mia storia per condividerla con tutti voi. 

Monica M.

Istagram

Impiegata

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