Migranti in cerca di un Eldorado che, il più delle volte, diventa un nuovo inferno

Incontro con Padre Alex Zanotelli

L’informazione, quando tratta l’argomento dei migranti, spesso si concentra sui numeri e non sulle persone; sui luoghi di transito, sulle morti in mare e nel deserto, sui tanti diritti calpestati nei centri di detenzione. Quasi mai si punta il riflettore sul prima e dopo di questi viaggiatori e delle cause che li spingono ad abbandonare la loro terra in cerca di un Eldorado che, il più delle volte, diventa un nuovo inferno.

Paradossalmente l’Africa è ricca e forse è proprio questa la sua disgrazia.

Petrolio, diamanti, oro, coltan, sabbia, ghiaia hanno sempre e continuano a far gola all’Occidente, che, per mantenere la propria superiorità economica, continua a depredare questo continente provocando per conseguenza spostamenti di intere popolazioni verso paesi che o non vogliono condividere il loro benessere o che non vogliono perdere la propria identità o non possono economicamente supportarli.

“Il nemico non è chi ha fame, ma chi affama”.

Se non si ragiona in questi termini la situazione degenererà maggiormente.

Le sfide globali di questo secolo riguarderanno i cambiamenti climatici, la desertificazione, l’esplosione demografica ed impongono un cambio di paradigma economico che, se non verrà effettuato, farà sì che si corra il pericolo, come diceva Hobbes, di precipitare in uno stato da homo homini lupus.

Di queste tematiche abbiamo ragionato con padre Alex Zanotelli, missionario camboniano in Africa per oltre 10 anni e che, oggi, continua la sua missione a Napoli battendosi sempre in favore degli ultimi e dei beni comuni.

Ci vuol parlare della manifestazione in favore dei migranti tenuta a Roma il 10 Luglio? 

Più che una manifestazione è stata la via del digiuno, perché noi volevamo, in questo modo, toccare non solo il cuore dei credenti cristiani e musulmani, ma anche quello dei laici.

Il digiuno è uno strumento di resistenza non violenta, molto efficace per noi occidentali che siamo abituati a consumare più del dovuto. Abbiamo deciso di farlo pubblico, davanti a Montecitorio, perché fosse un digiuno di solidarietà con i migranti colpiti da queste politiche razziste dall’attuale Governo Conte, espresse in particolare dal linguaggio razzista di Salvini. Non eravamo in tanti, ma il nostro gesto è stato seguito da altre comunità in tutta Italia che, in piazza, hanno spiegato alla gente il perché della loro scelta.

Oggi sulle migrazioni ci sono opinioni divergenti. Nessuno vuole cedere di un centimetro. Si può arrivare ad un punto di incontro?

Non sarà né semplice, né facile. Trump, durante la sua visita in Gran Bretagna, ha attaccato l’Europa dicendo che l’ingresso di tanti migranti le sta facendo perdere la propria identità. Ha attaccato anche l’Inghilterra sulla Brexit e non ha nemmeno risparmiato critiche al Sindaco di Londra.

Questo tipo di linguaggio non appartiene solo a Tump, ma lo troviamo anche nelle Filippine con Duterte, in India con Modi e in Italia con Salvini.

Potrebbe essere il preludio, come è stato negli anni ’30 di uomini forti che emergono.

Si può dialogare su tante cose, come quando Salvini dice che l’Italia è rimasta sola.

Su questo argomento ha perfettamente ragione, ma non può dire che tanta gente scappa perché finanziata da qualcuno. Ma da chi? La gente scappa per salvarsi la vita.

Lei è sempre stato critico per il modo in cui l’Occidente ha depredato e schiavizzato l’Africa. Vogliamo spiegare perché si scappa dall’Africa?

Una delle cose che la gente non percepisce è l’enorme sofferenza del continente africano.

Per spiegare perché si scappa dobbiamo tener presenti vari fattori.

Innanzitutto, secondo gli scienziati, tutti discendiamo da un’unica coppia nata in Africa, poi con le migrazioni la Terra si è popolata.

Questo non dobbiamo dimenticarlo.

Altro punto da tener presente è il fatto che l’Africa è ricchissima ed è proprio questa la sua maledizione. Ricchezze, sopratutto minerarie fanno enormemente gola.

Teniamo anche presente che negli ultimi 500 anni le relazioni con l’Africa sono state veramente drammatiche. Con lo schiavismo sono stati esportati negli USA 20 milioni di schiavi. Altrettanto hanno fatto i musulmani che hanno esportato schiavi in India e in Arabia Saudita. Dopo la schiavitù, con il colonialismo, la situazione non è cambiata perché l’Occidente ha continuato ad arricchirsi a discapito dell’Africa. L’indipendenza, venuta poi, è stata solo un’illusione poiché con il neocolonialismo e poi con il neoliberismo l’Africa ha continuato ad essere depredata.

Altro punto da non sottovalutare è che oggi vivono in Africa la maggior parte delle persone considerate poverissime ed inoltre questo è il continente a più alta esplosione demografica che rischia di avere, a fine secolo, 2 miliardi di persone che non potranno vivere in un territorio desertificato dai cambiamenti climatici causati dall’Occidente; infatti l’ONU prevede che nel 2050 ci saranno milioni di rifugiati climatici.

Per 12 anni sono stato nelle baraccopoli, vivendo, in estrema povertà proprio come gli africani e sono circa 200 milioni che vivono in queste condizioni.

Su tutto questo dobbiamo ragionare per capire le ragioni di chi scappa.

C’è chi fugge dalla guerra, chi fugge dalla fame, ma tutti fuggono per avere una vita migliore. Non esiste nessuna diversità tra di loro.

Padre, dalle sue parole mi sembra di capire che c’è bisogno di un cambiamento radicale?

Le migrazioni non sono un’emergenza, ma parte di questo sistema economico-finanziario che crea più di 3 miliardi e mezzo di poveri e ammazza per fame dai 20 ai 30 milioni di persone all’anno e per mantenersi si arma fino ai denti.

In Italia, per dirne una, si sono spesi 70 milioni di dollari al giorno in armamenti.

La Pinotti, nel libro bianco della Difesa, afferma che l’Italia andrà in guerra ovunque i suoi interessi vitali saranno minacciati. Quindi un sistema economico-finanziario militarizzato che sta oltretutto pesando fortemente sull’ecosistema del pianeta Terra.

Se vogliamo risolvere qualcosa c’è bisogno di una redistribuzione dei beni. Mai come oggi l’umanità ha prodotto tanta ricchezza e mai come oggi è mal distribuita. Bisogna passare ad un’economia di condivisione, che può essere attuata solo dalla politica, ma oggi la politica è prigioniera delle banche. Sono le banche che decidono e non coloro che noi eleggiamo.

In Africa ci sono tante etnie perennemente in conflitto. Se si attuasse il sogno del padre del panafricanismo, Kwame Nkrumah, potrebbe migliorare la situazione africana?

Non è semplice la realizzazione di questo sogno poiché c’è un’enorme differenza tra i vari territori africani. I tentativi sono stati tanti, ma non hanno avuto risultati.

Uno di quelli che voleva sicuramente realizzarlo era Gheddafi che, secondo i documenti rivelati adesso dal Dipartimento di stato americano, stava preparando un colpo a livello finanziario. Voleva cioè creare un’unica moneta per l’Africa, cosa non gradita all’America che, forse per questa ragione, partecipò alla guerra libica.

Tuttavia sarebbe di aiuto agli africani che popolano l’Africa nera ritrovare l’antica fierezza, calpestata da una povertà antropologica, più grave della povertà economica, che ha indotto in loro un senso di inferiorità.

 

Fabio Marino

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