Marie Kondo, la guru nipponica del riordino sconosciuta ai giapponesi

Le regole del riordino

La sua missione è portare gioia nel mondo attraverso il riordino.

Marie Kondo ha l’aria di una sacerdotessa, è minimalista anche nell’abbigliamento e porta la frangia sempre perfettamente liscia, quella che tutte almeno una vota nella vita avremmo voluto senza mai riuscirci.

Lei ci riesce eccome! 

È in grado di trasformare gli spazi, gli appartamenti, i cassetti, la dispensa della cucina, gli armadi perché appaiano ordinati e funzionali e su questa sua capacità ha costruito un personaggio e una carriera.

Marie Kondo arriva in una casa, con la camicetta candida e la gonna plissettata fino al ginocchio, trova cumuli di oggetti, pile di indumenti, montagne di vecchie scarpe, li guarda come se fossero infetti, poi con il sorriso e con modi estremamente gentili, pronuncia la fatidica frase «I love mess, mi piace il casino». 

Così crede di aver rassicurato tutti ma in realtà è palese che stia mentendo, non vede l’ora di fare pulizia.

Una vera star mondiale dell’arte della organizzazione della casa e dell’ufficio, una sorta di guru, in particolare negli Stati Uniti.

Marie Kondo è giapponese, parla pochissimo l’inglese, ma nell’arcipelago nipponico non sarebbe poi così nota, tanto meno dai suoi connazionali che vivono all’estero, alcuni dei quali non sanno neanche chi sia.

I giapponesi che vivono in Italia non farebbero eccezione.

Kondo è una giovane donna ma ha alle spalle 5 duri anni di lavoro in uno dei templi shintoisti più visitati del Giappone.


Introducing KonMari

L’esperienza e la rigidità di quegli anni da assistente al tempio l’avrebbero formata e guidata nell’elaborazione del metodo KonMari, il sistema di Marie per vivere felici insieme agli oggetti senza esserne schiavi.

La passione per l’organizzazione, che per Marie sfocia nella spiritualità, nasce già ai tempi dell’università, quando Kondo è ancora una studentessa di sociologia e si laurea con una tesi sull’argomento. Il 2011 è l’anno del Il magico potere del riordinoil suo primo libro, seguito da 96 lezioni di felicità nel 2012.

Non a caso il 2011 è un anno difficile per il Giappone, alle prese con la ricostruzione post disastro di Fukushima.

Il vero successo lo raggiungerà con la serie diNetflix “Facciamo ordine con Marie Kondo”. 

Marie si è presentata alla cerimonia degli Oscar 2019 non tradendo il suo stile, con un semplicissimo abito rosa cipria e trucco super naturale.

Senza eccessi né fronzoli, nel suo incarnato splendente è l’anti Lady Gaga per eccellenza. 

Quello che basta per essere felici si può conservare in una scatola.

Per Kondo, la domanda fondamentale da porsi prima di continuare a possedere un oggetto è «Does it sparks joy?». Se la risposta è no, se quell’oggetto non suscita gioia, allora è meglio liberarsene.

Il metodo KonMari ha tanto successo per il modo di vivere consumistico della società occidentale in cui più si possiede più si è.

Possedere meno è un atto rivoluzionario.

Il copione della serie su Netflix è quasi sempre identico.

Marie piomba in casa e segue un rituale piegando e sistemando calzini, tutine da neonato, cravatte. 

Ripone ogni cosa nel suo scompartimento perché crede che ogni oggetto debba avere una casa propria, in particolare quelli che per noi acquisiscono un valore affettivo e sentimentale.

La prima regola è sistemare gli oggetti secondo la taglia e le misure.

Poi si può pensare alla frequenza d’uso.

Inutile riporre i piatti, i bicchieri e le pentole che usiamo troppo in alto negli scaffali, tutto ciò che è necessario deve restare a portata di mano.

Le scatole non andrebbero scelte per la fantasia o per il colore, meglio contenitori asettici e nitidi, meglio separatori in plastica trasparenti dove tutto si vede e resta accessibile.

La decorazione per Marie è dentro la scatola, non fuori. Alla fine la rivoluzione è compiuta e il miracolo Kondo si è realizzato. Ma prima di cambiare vita e sbarazzarsi di qualcosa, è doveroso ringraziare la camicia o i calzini per “il servizio svolto per noi”. Un po’ troppo, forse. 

Erminia Voccia

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