L’ultimo sogno della “danzatrice stanca”. Carla Fracci si racconta.

Tra le mura della più antica istituzione scolastica pubblica della provincia di Caserta, “Il Convitto Nazionale Statale Giordano Bruno”, Danila Antoniciello ha realizzato un incontro generazionale con la più illustre delle ballerine italiane. In una sala gremita di giovani ballerini, Carla Fracci ha raccontato la sua vita ripercorrendo le tappe più significative della sua carriera: dalla campagna lombarda all’ingresso, quasi per caso, alla scuola di ballo del Teatro alla Scala, dai trionfi con l’American Ballet Theatre ai successi sui palcoscenici più importanti del mondo: Los Angeles, Mosca, L’Avana, Tokyo, Londra.

Da Giselle a Francesca da Rimini, sono più di duecento i ruoli, le interpretazioni e le storie portate in scena da Carla Fracci. Quest’onestà per la danza, per la musica e per l’armonia l’ha portata dai teatri più grandi fino ai centri più piccoli: «ciò che mi muove è l’ispirazione, ancor più dell’ambiente». Ritratta con Alda Merini, Rita Levi Montalcini, Eugenio Montale – che le dedicò la lirica La danzatrice stanca – l’étoile rappresenta non soltanto la danza in Italia, ma un grosso pezzo di storia culturale del nostro paese nel mondo. Alla domanda: “cosa manca alla danza e alla cultura italiana oggi?” Carla Fracci – con tono rammaricato – parla del poco interesse istituzionale verso l’arte tersicorea, che ancora appassiona migliaia di giovani; i tagli finanziari ai teatri, infatti, comportano una grave perita di riferimenti culturali per le nuove generazioni, così che le eccellenze artistiche del nostro paese sono costrette ad andare altrove. Il teatro insegna il rispetto per le figure dei maestri, «è grazie a tali maestri se oggi, a più di settant’anni, non mi sento affatto stanca». Acclamata dai più autorevoli critici del balletto e applaudita con calore da pubblici di ogni levatura, Carla Fracci è stata partner artistica dei più gloriosi danzatori del mondo: Erik Bruhn, Rudolf Nureyev, Mikhail Baryshnikov, Mario Pistoni e Paolo Bortoluzzi.

L’incontro si chiude con il ricordo commosso dei grandi artisti incontrati nel suo percorso di vita, in modo particolare di Giorgio Albertazzi, recentemente scomparso: «non l’ho mai visto stanco». Oggi, alla più grande ballerina italiana di tutti i tempi resta ancora un sogno da realizzare: «che in Italia nasca una Compagnia nazionale di balletto, una Compagnia che possa girare il mondo con le sue eccellenze e dare opportunità importanti soprattutto ai giovani, che non devono più sentirsi costretti ad espatriare per inseguire i loro sogni».

 

Suania Acampa

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