L’Immortale: Ciro D’Amore alla sua prima esperienza da regista e sceneggiatore

L’Immortale, dal 5 dicembre al cinema, racconta la  storia di Ciro. Non è solo un’opera cinematografica ma un nuovo capitolo che si integra completamente in Gomorra – La serie e fa da ponte tra la quarta e la quinta stagione. Un progetto cross mediale e innovativo, diretto, scritto ed interpretato da Marco D’Amore,  che riesce a dare anima e corpo ad un personaggio complesso e dannato.  ‘’Ciro è un criminale glaciale e spietato ma è stato anche un bambino. In questo film, vedrete un Ciro bambino a cui è mancata la mamma. Avrà avuto sicuramente paura, la notte. Questo aspetto della sua infanzia mi ha fatto capire quanto è difficile raccontare la vita delle persone e metterla in scena. Un progetto del genere mi ha dato la possibilità di raccontare ciò che c’è  dietro ad un personaggio così spietato: un bambino a cui erano state precluse molte possibilità. Non voglio giustificarlo, sia chiaro. Nella vita c’è sempre la possibilità di scegliere, poi non si torna più indietro’’.

Ne ‘L’Immortale’ troviamo un Ciro che cresce orfano tra le macerie di una Napoli devastata dal terremoto. Si ritrova prima per nascita, poi per scelta, a incarnare l’anima lacerata e contraddittoria della sua terra. Per Marco, questo è un personaggio vivo e difficile da realizzare, ma che è entrato in modo devastante nella sua mente. ‘’Ho osservato il mio personaggio da diversi punti di vista. Ho provato a guardarlo dall’abisso, ma anche da una vetta. Mi sono perso in lui. Sono annegato insieme a lui e, si potrebbe dire che abbiamo provato  a risalire insieme. L’ho odiato e l’ho amato anche compreso  per certi aspetti. Questo uomo mi ha insegnato a non giudicare. Avevo molti pregiudizi rispetto ad un certo tipo di esistenze. Poi, ho capito che la vita è fatta di possibilità. Io le ho avute, Ciro no. Questo segna uno spartiacque tra un certo tipo di esseri umani e gli altri’’.

Per l’Immortale la morte sarebbe una liberazione, ma invece è condannato a vivere, a espiare colpe che non può espiare, a vivere circondato dai fantasmi e dal male che ha subìto. Perché la sua è una condanna antica. Marco ha voluto, con cura e delicatezza, dare ogni attenzione possibile alla sua interpretazione.  ‘’Nel corso degli anni, ho voluto dare al mio personaggio la dignità e la credibilità. L’ho immaginato come Caligola di Albert Camus e Iago di William Shakspeare, personaggi intorno ai quali l’indagine è infinita. Grazie al mio amore per la scrittura, ho sempre scritto delle storie che nutrissero la mia indagine di attore ed interprete. Una delle storie che ho scritto era per Ciro e doveva essere raccontata’’.

La carriera di Marco D’Amore è ricca di progetti che gli daranno l’occasione di dimostrare l’enorme talento che ha.

‘’Ciascuno di noi è maestro di se stesso. Sono riuscito a fare un bel percorso, devo tutto alla lungimiranza dei creatori di Gomorra che mi hanno scelto. In questi anni, ho cominciato ad avvicinarmi alla macchina da presa. Gomorra e la popolarità che questa serie mi ha donato, mi ha permesso di scrivere e produrre per il Cinema in maniera indipendente. Legatissimo alla sua Napoli, esprime il grande amore per la sua città, lontano da ogni pregiudizio. Gomorra non è Napoli e non è vero che soltanto qui esistono delle associazioni criminali. Chi lo pensa, è libero di pensarlo. Ma credo che, prima o poi, tutti si accorgeranno che, in qualsiasi parte del mondo esistono queste dinamiche. Gomorra è diventato un progetto internazionale perché ciascun cittadino ha fatto i conti con un fenomeno che purtroppo sente vicino. Gomorra è un regalo per le coscienze’’.

Talento, passione, determinazione. Regista, attore e sceneggiatore ma anche amante del teatro a cui rivolge sempre un pensiero:  ‘’Il teatro è, per me, una grande apertura ai temi, ai personaggi e alle storie diverse da raccontare’’.

Anna Chiara Delle Donne

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