Il Libro di luce al Maschio Angioino di Napoli per il Solstizio d’Estate

Avete mai pensato di vedere il Santo Graal e che possa essere a Napoli?

Dal 21 al 23 giugno, in occasione del Solstizio d’Estate, le porte del Maschio Angioino si apriranno per un evento speciale. Si terranno, infatti, visite guidate, organizzate dall’Associazione I.V.I. (Itinerari Video Interattivi) e con partenza alle ore 17:30, per mostrare il Libro di luce e il suo mistero, seguendo il fenomeno del sole e rievocando la storia di Alfonso d’Aragona.

Al solstizio d’Estate il sole entra dal finestrone più grande, dal lato del cortile a ovest, nella sala dei Baroni di Castel Nuovo. Il raggio solare compie sulla parete opposta un arco di cerchio: man mano la luce si trasforma in un quadrato e poi in quella che sembra essere la sagoma di un “libro aperto”, forse il libro della conoscenza, un’immagine più volte riproposta nel castello. Il 21 di giugno del 2016, l’Associazione I.V.I. (Itinerari Video Interattivi) con Salvatore Forte, Francesco Afro de Falco e Annalisa Direttore fa notare che tale fenomeno viene riprodotto anche in alcune opere, quadri e monete del passato, come nel dipinto in cui è raffigurato proprio Alfonso V D’Aragona. Da questo momento i tre giovani cominciano ad approfondire le loro ricerche, sia in riferimento al re spagnolo sia a uno dei più grandi segreti che da sempre affascinano gli uomini. Stiamo parlando del Santo Graal.

C’è chi ha inseguito il Graal tra fortezze in rovina nel Sud della Francia, chi lo ha associato a re Artù, chi lo ha identificato con una preziosa coppa appartenuta a una nobildonna spagnola. Per la tradizione più popolare si tratta del calice usato da Gesù nell’Ultima Cena, per altri racconti una pietra caduta dal cielo e, in altre diverse versioni, un oggetto dai poteri miracolosi, capace di dispensare potere e vita eterna. Ma le tracce del leggendario Graal portano a Napoli: al Maschio Angioino, in cui sono stati identificati complessi simboli, legati alla mitica coppa, e un misterioso “libro di luce” che appare su una parete della sala dei Baroni. Un vero e proprio messaggio cifrato lasciato da un sovrano spagnolo, arrivato in Italia da conquistatore nel XV secolo, convinto di essere il legittimo possessore del Graal: Alfonso V di Aragona, il re che avrebbe deciso di dedicare al Graal il Castelnuovo.

Proprio nel castello, lo studioso di simbologia ed esoterismo Salvatore Forte ha identificato diversi elementi che richiamerebbero il legame particolare del mitico calice con il sovrano spagnolo, come un trono in fiamme, una giara-coppa e un libro disegnato dalla luce del sole in quella che era la sala del trono di re Alfonso, fenomeno che nessuno aveva finora descritto.

«Re Alfonso era un uomo di cultura, amante dei classici e dei poemi cavallereschi, – spiega Forte – conosceva la leggenda del Graal nella versione del Lancillotto in prosa, un ciclo di romanzi in francese antico, scritti da autori anonimi nel XIII secolo. Vi si raccontava che Galahad, figlio di Lancillotto, fosse l’unico cavaliere così puro da poter occupare, senza esserne ucciso, il “seggio periglioso”, il tredicesimo trono della Tavola Rotonda di re Artù, destinato al solo degno di ritrovare la sacra coppa. Cosa che in effetti, secondo la leggenda, riuscì a fare così come il sovrano spagnolo. Alfonso si sentiva un novello Galahad: volle quindi ricreare nella fortezza partenopea una simbolica analogia fra il cavaliere e se stesso, celebrando il diritto di governare il Regno di Napoli come Galahad aveva acquistato il diritto di sedersi sulla tredicesima sedia alla corte di re Artù».

Prenotazione obbligatoria al 3273239843.

 

Gabriella Galbiati

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