LaChapelle La sacra profanazione della realtà

David LaChapelle

LaChapelle

Ferdinand Hardekopf sosteneva che l’eterno equilibrio fra sacro e profano si basa sulla regola che “è sacra la superficie, lo spazio è profano”.

Si può dire senza temere di contraddirsi, in un mondo fotografico che ben rappresenta la complessità del mondo contemporaneo, che David LaChapelle si ostini quasi per dispetto a sovvertire la massima del poeta tedesco.

La fotografia dell’artista statunitense ben rappresenta l’iconografia di una società consumistica come la nostra: ad ascendere ad un regno dei cieli molto più simile al Billionaire che alla volta michelangiolesca del Giudizio Universale, non sono santi e martiri, ma icone del mondo della moda e dello spettacolo, fulminate sulla passerella di Victoria’s Secret piuttosto che sulla via di Damasco.

David LaChapelle

Non stupisce quindi di trovare in scatti come “The Last Supper” in tutto e per tutto la rielaborazione del Cenacolo di Leonardo, un manipolo di sedicenti rapper ipertatuati e “squinzie” con aureole di carta stagnola che sembrano intenti a spartirsi i proventi di una partita di droga anziché il pane e il vino.

In oltre trent’anni di carriera, l’artista si è attirato le inimicizie di molti, dai cattolici fondamentalisti a chi semplicemente lo accusa di ricorrere a facili stupori.

Eppure, a un’attenta osservazione, la fotografia di LaChapelle è onesta nel suo essere “pop post moderna” e soprattutto nel voler raccontare – con ironia ma metaforica puntualità – le cose così come vanno oggi.

LaChapelle non nasconde i retaggi di una fotografia appartenente all’universo del “patinato” e una visione d’insieme da videoclip, che domina nei colori saturati e nelle pose plastiche, ma, al contrario, li utilizza come una lama affilata per colpire alla pancia di una società che, dietro la superficie incorrotta, nasconde un’anima in putrefazione.

David LaChapelle

Denis Curti, curatore della mostra “Atti Divini” presso La Venaria Reale di Torino con Reiner Opoku, tenutasi lo scorso inverno, dice in un’intervista “David LaChapelle è conosciuto per le sue provocazioni, per le sue esagerazioni, per i suoi colori forti, per i suoi nudi provocanti, sempre legato al tema dell’eccesso.

Erroneamente David, come Newton, viene considerato un fotografo superficiale; in realtà è un autore che come pochi altri è riuscito a cogliere la contraddittorietà della nostra contemporaneità sapendo metterla in scena.” (Il Giornale dell’Arte, 2017).

Nello scatto Rape of Africa (2009) Naomi Campbell è una Venere di Botticelli in una miniera d’oro africana sfruttata per interessi occidentali, mentre Land SCAPE (2013), che ben sfrutta nel titolo il gioco di parole (fra il termine Landscape, senza spazio, che significa paesaggio; e Land Scape, grossomodo “fuga della terra”), rappresenta una natura morta solo apparentemente rigogliosamente floreale, ma in realtà composta da oggetti derivanti da raffinerie del petrolio.

Ancora, nello scatto intitolato Gas (2013) un lussureggiante paesaggio tropicale circonda le rovine di una stazione di servizio.

Si nota come nelle opere più recenti LaChapelle pone un freno alla ridondanza barocca degli scatti precedenti, procedendo per sottrazione e concentrandosi sul valore simbolico degli oggetti. Dal ritratto migra (ma mai del tutto) allo still life.

David LaChapelle

“Il segnale più evidente del cambiamento è la scomparsa dai lavori seriali della presenza umana” scrive il critico d’arte Gianni Mercurio “I modelli viventi che in tutti i lavori precedenti – unica eccezione è The Electric Chair del 2001, personale interpretazione del celebre lavoro di Andy Warhol – hanno avuto una parte centrale nella composizione del set e nel messaggio incarnato dall’immagine, spariscono.

Le serie Car Crash, Negative Currencies, Hearth Laughs in Flowers, Gas Stations, Land Scape, fino alla più recente Aristocracy, seguono questa nuova scelta formale: LaChapelle cancella clamorosamente la carne, elemento caratterizzante della sua arte.”(testo critico della mostra “Dopo il Diluvio”, Roma 2015)

Cambia l’ambito di interesse ma i temi più scottanti ci sono tutti: dall’emergenza climatica alla mercificazione del corpo femminile, dall’ipocrita tracotanza del mondo dei bianchi alla crisi dei rapporti affettivi.

Quando ci si interroga se le opere di LaChapelle siano o no, ancor prima che arte, fotografie di cattivo gusto, sarebbe bene ricordare la proverbiale risposta di Pablo Picasso a un  generale tedesco a proposito della celebre opera Guernica.

David LaChapelle

Alla domanda di quest’ultimo, in visita allo studio del grande artista, che osservando il dipinto chiese in tono sarcastico “Avete fatto voi questo orrore, Maestro?”, Picasso rispose “No, lo avete fatto voi”.

Alle tante critiche LaChapelle potrebbe dare la stessa risposta, giacché nei suoi lavori utilizza un linguaggio e un’estetica che possiamo considerare kitsch ma che ormai abbiamo nel DNA, per rappresentare la parossistica nevrosi di possesso di un uomo divenuto esso stesso oggetto, dedito ad un unico dio, quello del consumo.

StoryTeller: Chiara Reale

Guarda David LaChapelle in azione:

David LaChapelle in azione

LEGGI ANCHE ### PLANTS PLAY: RILASSARSI ASCOLTANDO I SUONI DELLA NATURA

Lascia un commento