LA VISIONE DEL FUTURO DEL RE DELLA MODA: GIORGIO ARMANI

Giorgio Armani

giorgio armani covid19

Giorgio Armani, il re della moda, continua ad essere presente nella lotta al Covid 19.

Dopo la riconversione degli stabilimenti produttivi nella produzione di camici monouso per la protezione individuale degli operatori sanitari, la donazione di due milioni di euro per sostenere gli ospedali in prima linea, lo stilista ha dichiarato che il 10% del ricavato delle vendite delle collezioni primavera estate 2020 dei propri brand sarà devoluto agli enti impegnati nella lotta al coronavirus. 

Continuerà a produrre oltre che i suoi abiti, camici protettivi monouso negli stabilimenti di Trento, Carrè, Matelica e Settimo Torinese e in altri centri del gruppo in Italia e all’estero.

Con una recente lettera alla rivista americana WWD scritta durante la pandemia, Armani ha parlato della crisi come di “una splendida opportunità per rallentare, per aggiustare quello che non va, per togliere il superfluo e ritornare a una dimensione più umana”.

Nel ricordo di una moda che aveva rispetto del tempo, auspica un ritorno alla lentezza necessaria per una produzione di capi duraturi mostrandosi contrario alla velocità con la quale si passa da una collezione all’altra.

Un gioco al massacro del fast fashion, ritenuto deleterio per Armani che ha fatto dell’eleganza senza tempo la sua firma.

Nella lettera spiega inoltre la necessità di uno scenario più intimo della moda, poca spettacolarizzazione e più contenuto per mettere in luce gli abiti e non la sfilata.

Un ritmo divenuto insostenibile.

Durante la quarantena il designer meneghino ha deciso che la presentazione della linea Armani Privé sarà posticipata a gennaio 2021 e che la sede dell’evento non sarà a Parigi, tempio dell’ haute couture, ma avverrà presso la storica location di Palazzo Orsini in via Borgonuovo, a Milano.

Una decisione storica e un atto di amore verso la città che lo ha accolto sin dagli esordi della sua carriera. 

Valentina Nasso

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