La vecchia usanza del diario di viaggio, un rituale da riscoprire

diario di viaggio
diario di viaggio

Diario di viaggio, vecchia usanza? o un rituale da riscoprire?

Dai pellegrinaggi medievali alle parole di Virginia Woolf, dalle impressioni estemporanee di Ungaretti ai vividi sapori di Heinrich Böll. L’arte di raccontare il viaggio è un’abitudine umana, una necessità legata al sentimento di nostalgia. Come l’estate, sempre desiderata e sempre troppo giovane, così le città, le spiagge, ogni cosa vista nella bella stagione, sfugge dalle mani. Immortalare il percorso, il paesaggio: siamo nati per questo, anche se troppo spesso lo dimentichiamo.

Nel 1957, esce il famoso Diario d’Irlanda di Heinrich Böll. Si tratta di uno dei migliori diari di viaggio mai scritti in epoca contemporanea.
diario di viaggio
Diario di Viaggio

Lo scrittore tedesco, futuro premio Nobel per la letteratura nel 1971, dipinge l’isola verde con il suo stile a tratti documentario, a tratti poetico. E riesce nelle descrizioni con tale maestria che al lettore pare davvero di trovarsi nelle chiesette metà pop metà rustiche dei primi anni Cinquanta. Il mugghio delle scogliere, i rossori degli uomini di mare, la natura selvaggia che si oppone al nascente modernismo. Diario d’Irlanda non è solo una lettura consigliatissima, ma anche e soprattutto un esempio di come la letteratura di viaggio possa arrivare all’immortalità.

Con immortalità si intende una piccola eternità; quella delle cose materiali, delle esperienze estive. Uno stato tridimensionale fuori dal tempo fuggitivo delle stagioni. Quello che oggi pensiamo di aver raggiunto con Instagram e i vari social media è in realtà solo l’apice di un processo sempre esistito.

Ma mentre il mondo del web è legato alla necessità di apparire, la vecchia usanza del diario di viaggio riporta l’esperienza estiva alla sua primordiale intimità.

Avvicinandoci a Napoli, l’atmosfera si era fatta completamente sgombra di nubi e noi ci trovammo veramente in un altro mondo. Le abitazioni coi tetti a terrazza facevan comprendere che eravamo in un clima diverso (…). Tutti sono sulla strada, tutti seggono al sole finché finisce di brillare. Il napoletano crede veramente d’essere in possesso del paradiso, e dei paesi settentrionali ha un concetto molto triste: «Sempre neve, case di legno, grande ignoranza, ma danari assai» (…) Napoli per sé si annunzia giocondamente, piena di movimento e di vita; una folla innumerevole s’incrocia per le vie; il re è a caccia, la regina incinta, e non si potrebbe desiderare nulla di meglio.

Goethe

Campione della diaristica di passaggio, Goethe tratteggia in maniera delicatissima e allo stesso tempo icastica, la città di Napoli, una delle tante tappe del suo viaggio in Italia. Siamo nel periodo dei Grand Tour, quando il viaggio era una tappa fondamentale nella formazione della migliore borghesia a cavallo tra il XVIII e XIX secolo.

Libro – per meglio dire, super libro – anche questo consigliato di cuore, il Viaggio in Italia di Goethe è l’esemplificazione di come l’arte di narrare debba tornare in voga. Una foto è per sempre, senza alcun dubbio. Una foto imbellettata con filtri e sondaggi permette di coinvolgere il pubblico di non-viaggiatori. Ma una lunga, stesa nota di emozioni e di paesaggi, un diario manuale da tenere in valigia, è prima di tutto una storia. Con una forte base di realtà, ma pur sempre un racconto, e come tale capace di resiste meglio di qualsiasi cosa al tempo e alla dimenticanza.

L’estate breve degli Haiku

L’estate, amata e odiata, sembra essere il momento più breve dell’anno. Per comprendere appieno la potenza e la dolcezza, a volte anche la furia, di questo periodo, niente funziona meglio degli haiku – la celebre forma poetica di matrice giapponese. Pochi versi, sensazioni, mondi in una sillaba, gli haiku dell’estate schiudono la mente e sciacquano il viso come un improvviso spruzzo di mareggiata.

Guadare il fiume d’estate:

felicità, con i sandali

in mano.

Yosa Buson

Questo haiku di Yosa Buson ritrae un tipico quadretto del Sol Levante. In pochissimi passaggi, è possibile vedere lo scintillio del corso d’acqua, sentire la ruvidezza delle suole nelle mani sudate di gioia. Si tratta, prima ancora di arte, di una forma mentis volta al dettaglio, alle piccole cose. Un atteggiamento nei confronti della fragilità del mondo, troppo spesso dimenticata dalla nostra parte occidentale.

Vento d’estate –

dentro il brodo mi porta

peonie bianche.

Ryōkan Taigu

Ryōkan Taigu dipinge le ombre di una dimora solitaria, la semplicità di un pasto disperso nell’afa e i suoi versi potrebbero quasi dare vita alla moltitudine di immagini ritraenti pranzi, cene e happy hour che affollano le nostre bacheche sui social media; segno non solo della tridimensionalità della parola scritta, ma anche della potenza vivificatrice della poesia.

Erbe dell’estate –

degli antichi guerrieri

reliquie d’un sogno.

Matsuo Bashō

Un tono leggermente diverso, quello di Matsuo Bashō. Questa volta si respira lo spirito del Giappone, dell’onore, delle leggende sottili come seta. Ed è interessante notare come un singolo filo d’erba, visto di qua o di là nel mondo, cambi il suo significato. L’estate, d’altra parte, è anche questo: un ponte di contatto, un crocevia di incontri e di culture.

Per chiudere questo breve excursus negli haiku dell’estate, un’immagine inaspettata, ma comune a qualsiasi lettore, di ogni età e di ogni sesso, persino di ogni nazione.

Una fila di zanzare in volo

forma un fluttuante ponte di sogni.

Takarai Kikaku

Takarai Kikaku muta il fastidio in piacere, per dirla nella maniera più prosaica possibile. Ma forse basteranno questi brevi stralci a cambiare il nostro punto di vista nei confronti dei mesi che sono prossimi ad arrivare?

#STORYTELLER: SILVIA TORTIGLIONE

SCOPRI LO SPECIALE #ETICO DI #3D MAGAZINE

CLICCA QUI PER SFOGLIARE LA VERSIONE DIGITALE #SPECIALE #ETICO

ORDINA LA TUA COPIA OMAGGIO

#ISSUE21 #SPECIALE #ETICO