Le storie di Jack: Io e il mondo dei bikers – 1a puntata

Correva l’anno 1989. Vivevo, all’epoca, negli Stati Uniti. Per la precisione a Bethesda, un piccolo paese non molto lontano dalla capitale Washington D.C. Tutto ebbe inizio da lì!
Mi trovavo in America per frequentare la George Washington University, alla quale ero iscritto. Ma lo studio non è mai stato il mio forte. E così, invece dei corsi, frequentavo ogni giorno, puntualmente, sala da biliardo e feste universitarie.
Negli Stati Uniti ho comprato la mia prima moto Harley Davidson. Non dimenticherò mai il giorno in cui l’ho ritirata presso la concessionaria. Mi accompagnarono alcuni amici con i quali uscivo in quel periodo. Era bellissima: luccicava, tutta nera, era la mia prima Harley Davidson 883 sportster, naturalmente a carburatore.
Era praticamente fatta: potevo finalmente uscire in gruppo con gli amici già in possesso di Harley Davidson e con i quali durante ogni weekend mi ritrovavo a passare il tempo nei loro garage a modificarle.
Ancor più della moto in se’ mi colpì quello che c’era intorno alle Harley Davidson: gli incontri con persone vestite in modo stravagante, gli eventi, il divertimento e allo stesso tempo il rispetto che caratterizza questo mondo.
Per guidare la moto ovviamente dovevo avere la patente, ma il patentino che avevo preso in Italia non era valido negli Stati Uniti. Avevo bisogno della patente americana!
Ricordo – come se fosse ora – il momento in cui mi recai alla motorizzazione: mi fecero entrare in una stanza con un poliziotto in divisa, un uomo enorme, seduto dietro la cattedra. Mi diede un modello con alcune domande alle quali rispondere, scrivendo delle “x”, relative a segnali, precedenze ecc…
La cosa più bella era che il test era scritto anche in italiano. E così cominciai a rispondere, piano piano, ad una ad una, a tutte le domande. Dopo un’ora consegnai soddisfatto il modulo con le riposte al poliziotto, che iniziò a controllarle esclamando “yes, yes, no, no, yes, no no no” e poi, purtroppo, “sorry!”
Non avevo superato il test.
Per fortuna in America e’ possibile, dopo 7 giorni, riprovare l’esame. E così feci! Stessa scena, stesse domande, stesso poliziotto della settimana precedente. E purtroppo stesso risultato!
Stavolta però presi il coraggio a 4 mani e chiesi al poliziotto di spiegarmi dove avevo sbagliato. E lui, con un grande sorriso, mi mostro’ il test e gli errori. Dopo 7 giorni oramai conoscevo a memoria tutte le risposte e così al terzo tentativo superai il test! E nel giro di un’ora avevo finalmente la mia patente americana plastificata.

Continua…

 

 Jack

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