“La mia lotta per la libertà”, la voce di una ragazza contro il regime e le prevaricazioni sulle donne

 

Un volto candido e pulito, lo sguardo innocente e giovane come non mai, possono racchiudere in sé il senso più stretto della libertà. Quegli occhi e quel volto sono di Yeonmi Park, piazzati sulla copertina del libro di cui è autrice “La mia lotta per la libertà“, edito da Bompiani e che si profila come il libro più rappresentativo della lotta delle donne per la libertà e i diritti in senso più ampio.

Yeonmi è una ragazza di 22 anni, il cui aspetto infantile è inversamente proporzionale alla carica di maturità ed esperienza che esprime nel suo libro. In esso racconta la sua storia ma soprattutto la dittatura assolutista e malata del suo Paese: nata in Corea del Nord, sotto il regime di Kim Jong-un, vede il padre morire di tumore dopo essere scappato dalla prigionia di questo stesso dittatore, che fece uccidere un generale per il grave reato di aver schiacciato un pisolino durante una conferenza. Yeonmi cresce e guarda l’orrore e la ferocia che la circonda, convinta, fino all’adolescenza, che tutto fosse normale. Poi scappa con la madre in Cina, dove finisce nelle mani dei trafficanti di esseri umani ed è costretta a sposare un uomo molto influente della malavita locale. Yeonmi trova la libertà solo quando riesce ad approdare in Corea del Sud, dove studia e diventa avvocato.

Impegnata nella lotta contro le prevaricazioni e per i diritti delle donne, Yeonmi Park, alla sua giovane età, rappresenta il pugno duro contro ogni forma di dittatura e di esproprio dei diritti e della libertà dell’individuo. La sua battaglia – che continua nonostante la paura di morire, per sé e per i suoi familiari ancora presenti nel Paese, in quanto il regime coreano la ritiene una traditrice – incarna il grido di libertà di molti popoli oppressi da regimi autoritari. Ma anche di chiunque viva una battaglia personale per riconquistare i propri diritti.

“Sarei potuta morire e nessuno avrebbe saputo niente e invece sono viva e le persone mi ascoltano”. A pochi giorni dai fatti di Colonia, una voce che parla per tutti.

 

Mariagrazia Ceraso

Lascia un commento