La libertà chiama, Lampedusa risponde

In giro per gli spazi del centro di accoglienza di Lampedusa, gli immigrati sbarcati clandestinamente cercano di riempire la giornata al meglio. S’incontrano. Si salutano. Si scambiano notizie su altri compagni di viaggio. A volte litigano. A volte parlano come amici di vecchia data. Questa è la prima tappa della loro nuova vita. Non è facile. Non è quello che hanno immaginato, non è ciò che hanno sognato.

Una volta accolti, si rendono conto che qualcosa dentro di loro sta cambiando. Arrivano con delle storie personali, molte sono particolari, spesso difficili da capire e a cui a volte è difficile anche credere. Tuttavia, sono qui. Hanno rischiato la vita e devono per forza affrontare un futuro incerto.
La noia, la lontananza, la paura e l’insicurezza possono giocare brutti scherzi. Si sentono segregati, prigionieri. Chiusi nelle loro idee, nei loro sogni e nelle loro fantasie, osservano il nuovo mondo che li circonda e aspettano impazienti l’attimo in cui possono toccare con mano quel leggero profumo di libertà. Non capiscono e magari non si rendono neanche conto delle difficoltà che ci sono dietro la loro accoglienza. La rabbia monta e allora reagiscono con atti violenti, anche dando alle fiamme la stessa struttura che li ospita. Ignari della fatica e dei sacrifici degli altri, chiedono con rabbia e con arroganza quella libertà che scorre nelle loro vene. È ingratitudine? Forse! È follia? Forse! Fatto sta che l’operato dell’Europa fino ad oggi è stato solo un fallimento nella gestione dei paesi in cui è scoppiata la primavera araba.

Lampedusa, colpita nella sua bellezza e nella sua anima, lascia scivolare elegantemente episodi 010323923-f7efd01f-3b96-4003-a0c6-70a00c50c7b3scoraggianti e spiacevoli. Continua a credere fermamente nell’accoglienza. Tende la mano a chi ha bisogno e non guarda né il colore della pelle, né la razza e tantomeno la religione. Sono solo uomini, donne e bambini che soffrono e che devono essere aiutati. Nessuno si è accorto e ha pensato per un attimo che tutti i soldi di cui hanno usufruito le organizzazioni criminali in tutti questi anni, avrebbero potuto finanziare i tanti centri di accoglienza in giro per l’Italia, per non dire, partecipare alla loro realizzazione.

Tutto potrebbe cambiare se solo l’Italia, e di conseguenza anche l’Europa, regolarizzasse l’immigrazione, aprendo le frontiere ad un movimento controllato, organizzato e a pagamento. I centri di accoglienza si potrebbero autofinanziare. Infatti, lo stesso denaro sborsato per pagare viaggi illegali, pericolosi e disumani, potrebbe servire a finanziare un viaggio legale con la nave o l’aereo e a pagare la permanenza in questi centri, partecipando a progetti e attività utili in attesa di avere lo status di rifugiato.
Non sarebbe più necessario impegnare soldi, navi e unità di soccorso a spese del cittadino, per perlustrare le coste, salvare persone in mare e piangere morti e dispersi.
Eppure c’è da domandarsi chi tiene effettivamente la regia in mano? Questo ce lo dirà la storia. Intanto, ad oggi la stella più bella va a Lampedusa che, nonostante tutto, risponde ogni qualvolta che la libertà chiama.

Houda Sboui

20/05/2016