La disabilità non è un limite e va raccontata!

È il 2016 quando Anna Adamo sceglie di dare alle stampe un libro che racconta la sua storia personale e il suo vissuto di persona disabile. Come spesso accade, l’idea nasce quasi per caso e la giovane donna si trova, quasi senza rendersene conto, a diventare un’autrice.

«Avevo finito gli esami – ci spiega Anna – ed ero in pausa dal lavoro, non avevo nulla da fare e mi annoiavo, perciò decisi di iniziare a scrivere con l’intento di far passare il tempo e dare un senso a quei giorni così vuoti. Ero, però convinta del fatto che avrei buttato quegli scritti, come avevo fatto in passato. A maggior ragione quella volta, che avevo scritto di me guardando una foto di quando ero bambina, che ho poggiata sulla scrivania. Non avrei mai voluto pubblicare qualcosa di così personale! Ciononostante, quegli scritti non li buttai, scrivevo un pezzo al giorno, rileggere il tutto mi faceva stare bene e mi permetteva di riflettere sulla mia vita. Quando terminai il manoscritto, lo feci leggere ad una mia amica e fu lei ad inviare il tutto alla casa editrice, a mia insaputa. Infatti, quando arrivò la proposta di pubblicazione ero spiazzata e decisi di non accettare. Non concepivo l’idea di rendere pubblica la mia storia e sapere che la gente avrebbe poi conosciuto le mie paure e le mie debolezze. Perché, mi vergognavo della mia disabilità.  Con il trascorrere dei giorni, mi resi conto che sbagliavo a pensarla in quel modo e avrei dovuto accettare con il fine di dimostrare proprio che La Disabilità non è un Limite. Così decisi di pubblicare il libro».

E così nasce ufficialmente La disabilità non è un limite, edito da Europa Edizioni ed ancora in distribuzione sia on line che in tutte le librerie. Un testo in cui Anna racconta se stessa a 360°, senza dimenticare il suo lato femminile.

«Per una persona affetta da disabilità, fare i conti con la femminilità, è davvero un’impresa ardua. Non ci si sente mai femminili al 100%, c’è sempre, almeno per quanto mi riguarda, quel qualcosa che non va e che purtroppo non può essere cambiato. Si è femminili a metà. Non è facile non poter indossare un tacco 12, oppure vedere che un vestito dalla vita in giù ti stia male. Inizialmente, si attribuisce il problema al vestito, poi lo si cambia, ma ci si rende conto che il risultato sia lo stesso. Che il problema sono le tue gambe. Allora, si cerca di valorizzare al meglio altre parti del corpo e di imparare ad essere femminile con ciò che si ha. Rinunciando a qualcosa».

E nel quotidiano invece quali sono le problematiche? «Le difficoltà che una donna affetta da disabilità incontra quotidianamente riguardano il rapporto con gli altri, la visione che gli altri hanno di quest’ultima. Viviamo in una società che ha paura del diverso e gli conferisce uno spazio paragonabile al nulla. Isolandoli e facendoli sentire diversi. Il problema maggiore è il fatto che gli altri non ti accettano mai così come sei».

Mentre scrivevi, c’è un momento della tua vita in cui hai riscontrato problemi nell’affrontarlo? «Non c’è un avvenimento – risponde sinceramente – Anna  in particolare che è stato difficile da raccontare. Ogni avvenimento raccontato ha avuto la sua difficoltà. Tra tutti, però quello che ha suscitato in me più emozioni, è stato quello in cui ho raccontato delle discriminazioni ricevute in ambito scolastico, da compagni di classe e insegnanti. Ma, anche quello in cui narro degli interventi chirurgici e i mesi trascorsi in ospedale. Il ricordo di quei momenti mi provoca ancora un dolore impossibile da descrivere utilizzando le parole».

Le persone come hanno reagito al tuo libro? «In questi anni ho raccolto commenti di chi ha letto il libro. Tante sono le persone che mi scrivono per chiedermi consigli, per esprimere un parere riguardo il libro. A me ovviamente fa sempre piacere poter dare loro consigli, aiutarli in qualche modo. Amo leggere cosa pensano di me. È ovvio, ci sono cose che preferirei non leggere. Però, si sa, quando ci si espone pubblicamente si è sottoposti anche alle critiche, alle parole di persone che non comprendono il tuo messaggio. A volte la cosa fa male, ma poi mi rendo conto del fatto che purtroppo non tutti capiscono, c’è tanta invidia, tanta cattiveria, impossibili da fermare. Quindi mi lascio tutto alle spalle e guardo dritta verso i traguardi che intendo raggiungere».

Gabriella Galbiati

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