KUMARI: la dea bambina che non tocca terra

Il corpo come quello di un albero di banyan. Le ciglia come una mucca.
Il collo come una conchiglia.
Il petto come un leone.
Capelli neri e lisci e occhi scuri.
Mani e piedi soffici.
Le cosce come quelle di un cervo.
Una lingua piccola.
Organi sessuali piccoli e ben formati.
La voce delicata e chiara come un’anatra.
Lo stesso oroscopo del re.
Mostrare serenità e nessuna paura.

32 criteri di perfezione chiamati “Battis Lakshan” e altrettante caratteristiche quali il godere di ottima salute, l’assenza di cicatrici o segni particolari sul corpo, non deve mai aver perso un dente e non aver ancora avuto il ciclo mestruale. Vive come una dea ma è solo una bambina, è la Kumari del Nepal. Ha il viso dipinto, deve sempre vestire di rosso, i capelli raccolti in uno chignon e un “occhio di fuoco” sulla fronte che simboleggia i suoi poteri percettivi. Attualmente sono molte le Kumari presenti in Nepal, ma le più importanti sono le tre che vivono nelle città di Kathmandu, Patan e Bakhtapur. È considerata l’incarnazione di una potentissima divinità, Taleju, capace, così si crede, di decidere e modificare il destino delle persone e degli stati. La sua vita è strettamente collegata a quella del sovrano. Per garantire la sua compatibilità con il re del Nepal, i loro oroscopi vengono messi a confronto e devono essere concordanti. Varie leggende narrano degli incontri, nella notte dei tempi, tra l’ultimo re della dinastia Malla e la dea Taleju che appariva sotto forma di bella donna. I due trascorrevano le notti a giocare a Tripasa, un gioco simile alla dama. Una notte, la moglie del re decise di seguirlo nella sua stanza per assistere a questo incontro. La dea, appena si accorse della presenza della donna, scappò via e nelle notti seguenti apparse in sogno al re rivelandogli che si sarebbe reincarnata in una bambina appartenente alla comunità Shakya e Bajracharya di Ratnawali. Nacque così il culto della Kumari, la cui selezione è il frutto di un processo lungo e difficile da parte di cinque importanti cariche buddiste, il Bajracharya, il Capo dei sacerdoti reali, il sacerdote della dea Taleju e un astrologo, e avviene tra le bambine di 2-4 anni appartenenti alla casta Newari degli Shakya. Il carattere della bambina viene messo alla prova: deve mostrarsi imperturbabile dinanzi a teste di bufalo mozzate e illuminate da candele e a danzatori mascherati da divinità. Colei che resterà impassibile a tutto ciò, sarà chiusa in una stanza e costretta a passare la notte con centinaia di teste mozzate di bufali e capre. Se supererà anche questa prova sarà scelta come reincarnazione della dea ed eletta nuova Kumari. Da quel momento non uscirà più dal Kumari Ghar, il suo palazzo, che potrà lasciare solo in particolari ricorrenze e sempre su di un palanchino, perché i suoi sacri piedi non possono toccare terra impura. Non può prendere ordini da nessuno, non può parlare. I suoi gesti sono considerati premonitori di eventi futuri. Alla prima perdita di sangue mestruale la dea abbandona il corpo della bambina che è costretta a ritornare alla sua vita. Testimone di questo importante passaggio è una ex Kumari, Rashmila Shakya, che ha scritto l’autobiografia ‘From Goddess to Mortal: the True Life Story of a Former Royal Kumari – Da dea a mortale: la vera storia di una ex Royal Kumari. Si dice che chiunque sposi una Kumari morirà entro sei mesi dal matrimonio. Rashmila combatte oggi contro le superstizioni e la crudeltà della fede che ruba l’infanzia a una bambina.

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