James Hillman: i rapporti finiscono perché abbiamo smesso di immaginare

È capitato a tutti di innamorarsi, provare un sentimento unico per una persona e pensare che nulla sarà come prima ora che c’è lui/ lei nella nostra vita. Ed è capitato a tutti anche di non provare più nulla per quella persona, di allontanarla, di chiudere una storia o di non sapere come si sia fatto a passare tanto tempo con quella persona lì. Cosa è successo davvero? È “colpa”, se di colpa si può parlare, nostra o dell’altro? Cosa è cambiato, cosa è scattato, cosa non ha funzionato?

Luca Carboni canta “amami ancora adesso, sono sempre Luca lo stesso” e si sa che a essere sempre “uguali” si toglie spazio alla fantasia, alla possibilità di sorprendersi.

James Hillman – psicoanalista, saggista e filosofo statunitense – sostiene che il contatto attraverso speranza l’immaginazione produce un’intimità straordinaria perché, se il carattere di una persona è una complessità d’immagini, per conoscerti devo immaginarti, devo assorbire le tue immagini. Per mantenermi in contatto con te devo fare in modo di mantenere un interesse immaginativo. Questo serve non ai fini del rapporto o per tener vivi i sentimenti nei confronti dell’altro, ma per l’immagine che si ha dell’altro.

Affinché un rapporto continui a “sopravvivere” l’amore non basta. Senza l’immaginazione l’amore sfiorisce, si cade nel sentimentalismo, nel dover fare perché si è “costretti”. E passare dal dovere alla noia è un attimo.

James Hillman diceva che “quando ci innamoriamo, incominciamo a immaginare; e quando iniziamo a immaginare, ci innamoriamo”.

E voi, cosa aspettate a dar vita alle vostre immaginazioni più belle? L’unico rischio è che si viva meglio!

 

Antonio Selicato

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