Gli adolescenti italiani sono quelli che in Europa fumano di più

In Italia, secondo un’indagine DOXA (realizzata tra il 2002 ed il 2016), circa 12 milioni di donne e uomini (il 22% della popolazione) possono definirsi, secondo modi ed usi, FUMATORI. Gli uomini, in contenuta prevalenza rispetto al dato complessivo, sono circa 7 milioni. Le donne, circa 4,5. L’indagine rivela, inoltre, l’aumento costante del numero di fumatori nel nostro paese tra i vari periodi di studio (gli uomini passano dal 25,1% del 2015 al 27,3% del 2016, le donne dal 16,9% del 2015 al 17,2% del 2016).
Di getto, passano per la mente i proclami sui danni provocati dal fumo, le iniziative, la prevenzione, vera o presunta, e soprattutto, le campagne condotte dalle istituzioni, che, tra l’altro, hanno portato all’abbellimento dei pacchetti di sigarette con scritte minacciose ed immagini, testimonianti i danni provocati dal fumo, spesso, al limite del cattivo gusto.
Altra riflessione merita un ulteriore dato, che emerge da uno studio del 2016 condotto nelle scuole di 35 paesi europei, tra studenti di 15 e 16 anni (diffuso dall’ESPAD – Centro europeo per il monitoraggio della dipendenza di droghe). Secondo quest’indagine, l’Italia è il paese con il più alto numero di adolescenti dediti al fumo. L’insieme dei dati esaminati evidenzia un forte “legame” tra il nostro paese e la sigaretta. Croce e delizia per molti, vizio insensato per altri, piaga, senza alcun dubbio, per l’opinione pubblica, ufficiale ed ufficiosa allo stesso tempo, e per lo Stato, certo. Politiche bigotte, iniziative, nient’altro che di facciata, fingono di combattere il “vizio”. E quali sono i risultati? Nessuno. Tutto come prima. Anzi, peggio di prima.

Paolo Marsico