Innovazione culturale e bellezza, i segreti del marketing territoriale

La città di Bari pensata e amministrata come un’azienda: un’esperienza originale raccontata dall’assessore allo sviluppo economico Carla Palone

Figlia devota del Santo patrono Nicola, cui ogni anno viene dedicata una grande festa con celebrazioni imponenti, proiettata nel Mediterraneo con lo sguardo volto ad Oriente, da sempre crocevia di popoli e religioni che ne hanno impreziosito la tempra, l’arte, la lingua e l’architettura, da alcuni anni, Bari è interessata da un profondo rinnovamento, che ha acuito e sensibilmente accentuato la sua plurisecolare vocazione turistica, fieristica e mercantile, grazie al lavoro messo in atto dall’amministrazione locale, particolarmente attenta e sensibile a tematiche quali il decoro urbano e l’inclusione sociale. Un’esperienza originale e da prendere a modello nelle tante realtà del Sud del Paese, raccontata da una dei protagonisti di questo progetto condiviso, «cominciato come una scommessa» e che ha finito col tempo per riscuotere il sostegno e l’approvazione dei cittadini e il riconoscimento e le lodi dei media nazionali e di accreditati commentatori internazionali. «Economia della città, innovazione culturale, finanziamenti alle nuove imprese, sviluppo e valorizzazione del commercio, dai mercati cittadini alla Fiera del Levante che per noi è di fondamentale importanza», racconta Carla Palone, assessore nominato nella prima Giunta De Caro, passando in rassegna alcune delle attività principali di cui si occupa da quando è in Comune, in carica nella sua funzione, che svolge non solo tra le stanze del palazzo del municipio ma tra la gente, i vecchi rioni, il lungomare, le periferie, il porto. «Marketing territoriale, turismo, organizzazione di grandi eventi», i settori al centro delle politiche implementate dal suo assessorato e finalizzate alla soddisfazione di esigenze e necessità di visitatori, abitanti ed operatori commerciali (di negozi, alberghi, b&b, bar, ristoranti), inseriti in processi virtuosi di cambiamento del tessuto urbano, tesi a rinvigorire e fertilizzare l’agorà pubblica e a «rinsaldare e conservare la tradizione e il senso di comunità». Da rappresentare e comunicare, a suo avviso, attraverso «uno story-telling originale, dove l’innovazione sia intesa come sperimentazione di buone pratiche civili e collettive, piuttosto che come una semplice applicazione per smartphone», afferma “l’editore prestata alla politica”, che guida il suo ufficio «come se si trattasse della mia azienda». Convinta che sia «l’evento a creare un luogo» e che, «insieme con la legalità, di ogni bravo amministratore, la bellezza sia contemporaneamente una ricchezza da preservare, uno strumento da utilizzare e un obiettivo da perseguire». Su questi valori, infatti, Carla, 39enne innamorata della sua terra, barese di nascita e che di professione fa l’editore, ha costruito la sua biografia privata e la sua carriera lavorativa, di cui si mostra orgogliosa. Nonostante la sua giovane età, è una donna di provata esperienza e gestisce da circa vent’anni il “Gelsorosso”: «una piccola casa editrice dall’approccio sartoriale, che si occupa di editare libri cuciti a misura dell’autore, di presentarli in contesti molto particolari e di promuoverli, non semplicemente di stampare testi qualsiasi», spiega ai nostri taccuini con piglio fiero, portato ereditario del tratto antropologico tipico delle genti che abitano la sua Puglia.

E, congedandosi per tornare alle proprie occupazioni, ci rammenta di una iniziativa di cui è stata ideatrice ed artefice: quella dei mercatini serali, in vigore già da due anni e che sarà ripetuta nel corso della prossima estate, che «nelle passate edizioni ha permesso agli operatori del settore di triplicare il proprio fatturato, riqualificando, contestualmente, aree e quartieri lontani dal centro storico e precedentemente esclusi dai circuiti turistici».

 

«Sono innamorata della mia terra, che provo da sempre a raccontare nei miei libri e, da quando ho deciso di occuparmi di politica, di promuovere e valorizzare attraverso il turismo, le fiere, l’organizzazione di grandi eventi»

«Parlare di buone pratiche, di innovazione culturale, significa pensare ed attuare politiche cucite sulle esigenze e sulle necessità di cittadini e visitatori: si tratta di processi inclusivi e virtuosi, non di applicazioni per smartphone»

Fabio Falabella

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