Il Vichingo, la sua Harley e tanti chilometri da percorrere

Sarà la passione, sarà la vocazione per le due ruote o la semplice curiosità giornalistica, ma #3D Magazine accende ancora una volta il suo occhio di bue su un mondo iconico fatto di sgasate, giubbotti di pelle, carburatori e barbe lunghe. Un qualcosa di lontano e mitico, spesso cinematografico ma che risulta essere molto più vicino di quello che si pensi. Immaginate un omaccione corpulento, una fisicità rocciosa, ostile, che richiama la natura selvaggia e spettacolare dei fiordi norvegesi. Un vichingo, anzi, “Il Vichingo”. Nordico sì, contenuto però da confini italiani e che risponde al nome di Paride Cassani.
Una casa a Cuggiono, in provincia di Milano, una moglie, Katia, una figlia di 30 anni e la passione genuina per le moto dall’età di 14 anni (guidava una Benelli 50) nata grazie al padre che lo accompagnava a scuola e a pescare con la sua Guzzi.
«Ho scelto l’Harley perché per me è il sinonimo di viaggio, oltre chiaramente per la sua storia. Di speciale ha il fascino del passato, la capacità di farti viaggiare senza il desiderio di sfrecciare con il gas spalancato permettendoti così di ammirare il panorama che attraversi e sentire gli odori nell’aria. Insomma, riesce a trasformare ogni viaggio in una bellissima storia. Anche quando ti lascia “a piedi” – racconta sorridendo Paride. Dopo l’incontro con l’Harley, entra a far parte del Chapter Varese. Lì un amico inizia a chiamarlo “Viking”, soprannome che poi trasforma in “Il Vichingo”. Unico e solo. Ora sono diventato un free biker, anche se preferisco definirmi un “lone wolf”. Non sono legato ad alcuna comunità specifica».
Poche regole fondamentali: rispetto per chiunque viaggi su due ruote, indipendentemente dai colori e dalla marca di moto. «La moto non serve per apparire ma per sentirsi liberi e questo si ottiene solo viaggiando, con il caldo, il freddo, la pioggia, non mettendo le gambe sotto un tavolo. Io sono per le sensazioni forti, quelle che ti fanno sentire vivo. Il tratto comune che unisce gli harleysti, dovrebbe essere un senso di fratellanza, di rispetto, di mutuo soccorso in caso di necessità, di amore per la strada, per i chilometri da percorrere. Il culo piatto la sera quando scendi dalla sella ma l’anima piena di felicità. Questo quello che dovrebbe essere. La moto è diventata purtroppo unicamente uno status symbol.»
Nel suo cuore conserva il ricordo dell’evento più bello a cui ha partecipato: il Free Wheels, nel 2010 in Francia, a Courpière, raduno storico degli Hells Angels francesi. Un raduno con un fortissimo sapore anni 70. Tende, fango, tantissima musica e location straordinaria che ricordava vagamente Woodstock.
Il viaggio più suggestivo invece è stato quello che ha fatto per recarsi al raduno scandinavo del 2008, in Danimarca a Roskilde. 5000 km in 13 giorni passando per Lione, Parigi, Amsterdam, Copenaghen, un salto a Malmö in Svezia, e nel ritorno Berlino, Praga e Salisburgo. «L’unica certezza nei miei viaggi è che saremo io, la mia “vecchietta” e Katia, nessun altro. Studio il percorso sulla cartina, no autostrade ma tante strade secondarie attraversando più natura possibile. I viaggi vanno pianificati e poi stravolti lungo il percorso, a seconda delle emozioni del momento».

Fabrizio Brancaccio

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