IL PARTNER NON CAPITA MAI PER CASO

“A sceglierlo siamo noi”

Tante favole raccontano dell’amore, di prìncipi che, dopo mille peripezie, riescono a conquistare e salvare la propria principessa. Anche tanti film ci fanno commuovere raccontando storie d’amore romantiche, alcune travagliate, altre tragiche.

L’amore, dalla notte dei tempi, è stato raccontato, inscenato, cantato. Sono le storie che spesso ci appassionano ed emozionano di più, perché toccano il “sentire umano” e tutti, prima o poi nella vita, sperimentiamo questo sentimento. Alcuni hanno la fortuna di trovare l’amore con la A maiuscola, altre volte si può passare una vita a cercarlo.

Ma l’amore lo cerchiamo o è lui stesso a trovarci?
Spesso si sente dire che quanto più siamo impegnati nella ricerca del “vero amore”, più questo si diverte a nascondersi e non arriva; quando poi smettiamo di cercarlo è lui stesso a trovarci.

In realtà, secondo alcune teorie psicologiche, il partner lo scegliamo noi. Ma in che modo? Sicuramente seguendo l’idea d’amore che abbiamo imparato e visto nella nostra famiglia di origine: tendiamo a replicare quella modalità relazionale all’interno della coppia che andiamo a costruire.

Il partner non ci capita, in psicologia nulla succede per caso, ma facciamo una scelta, perché ci sono forze inconsce, molto potenti, che guidano le nostre azioni e le nostre stesse scelte.

ol Una persona che si fida poco probabilmente incontrerà un partner che a  tratti sarà presente e a tratti assente, che quindi alimenterà la sua idea di  insicurezza e di sfiducia verso l’altro. Così come una persona che ha paura  di viversi una relazione piena, troverà un partner poco presente, che in  qualche modo la fregherà o la tradirà, per dare a se stessa la conferma che  fa bene ad avere paura e a starsene a casa con i propri genitori. Altre volte  influisce l’idea d’amore che si ha. Sento, infatti, spesso dire dalle  persone che “solo quando si soffre e si provano emozioni forti vuol dire che si sta vivendo il vero amore”. Si finisce, così, per scegliere partner e situazioni disfunzionali e distruttive, seguendo un pò il modello fare l’amore e fare la guerra.
Ma l’amore è amore. Ben altra cosa è la sofferenza o la guerra. La sofferenza e la mancanza che sono legate all’amore, sono un retaggio che ci arriva dalla letteratura: il romanticismo, lo stil novo coltivavano “l’amore di lontano” e la mancanza. Queste modalità non hanno nulla a che fare con l’amore, perché sono giochi, manipolazioni, modi di impiegare il tempo in maniera non costruttiva e una difesa per non entrare in intimità. Ci sono momenti difficili da superare nella coppia, ma altra cosa è la sofferenza sempre e a tutti i costi.

Claudio Naranjo, psichiatra e psicoterapeuta di fama mondiale, ritiene che ognuno di noi abbia tre amori dentro di sé: l’amore erotico, l’amore compassionevole e l’amore ammirativo.

L’amore erotico è l’amore più istintivo, dove spontaneità e corpo vanno di pari passo con il piacere e il godimento (non solo corporale ma anche spirituale).
L’amore compassionevole è quello più materno, più accogliente, che attiva maternage, dolcezza.
Quello invece ammirativo è un tipo di amore più paterno, fatto di stima, rispetto per l’altro, gli stessi che si possono provare per un maestro, il valore che ha l’altro secondo noi.
Ognuno si specializza in una forma d’amore, agisce quel tipo d’amore e lo ricerca nell’altro vivendo incompletezza. Si finisce così, molte volte, per cercare l’altro come “bisogno” per sopperire a delle mancanze. Ma finché in amore c’è il bisogno, questo stesso amore è destinato a fallire, perché è l’ego che ha sete e vuole essere dissetato a tutti i costi. Con la pretesa, con la voglia di risarcimento e con la mancanza ogni rapporto è destinato a concludersi, prima o poi, o a procurare insoddisfazione.

Quante volte attraverso l’amore dell’altro ci sentiamo amati, visti, ammirati? Ma se l’altro va via daProgetto-donna-e-amore-sia noi, cosa ci rimane?
Spesso ci sentiamo devastati non tanto per l’amore perduto, quanto per il bisogno di esser visti o ammirati, quello a cui il partner sopperiva.
La domanda dovrebbe essere: quanto io amo davvero me stesso? Spesso per nulla e questo lo si vede soprattutto quando l’altro diventa necessario per darci un valore e quindi amore. Solo nel momento in cui ci centriamo possiamo essere in grado di trovare l’amore con la A maiuscola.

Quando coltiviamo in noi tutti e tre gli amori, diventiamo completi e il compagno non diventa più una necessità. Finalmente può esserci un incontro reale e non un incontro tra due ego carenti e manipolatori, che guardano solo al loro bisogno e che neppure sanno guardarsi per davvero.

L’altro non è la “nostra vita” o il “nostro bisogno”, questa è dipendenza non amore pieno.
Partendo dalla dipendenza e dal bisogno sicuramente prima o poi ci sentiremo feriti, traditi, saremo insoddisfatti e molleremo per continuare la nostra ricerca.

La nostra centratura, l’amore per se stessi, ci consente di approcciarci all’altro guardandolo davvero e mostrando parti di noi reali. Solo se due individui si incontrano realmente, senza confermare idee e fantasie, possono scegliere di camminare nella stessa direzione, decidendo di volta in volta, se percorrere la strada l’uno a fianco all’altro o meno. Mantenendo la propria identità, senza fondersi e confondersi con il partner.

DOTT.SSA CAROLINA ALFANO
Psicologa, Psicoterapeuta
in Gestalt e Analisi Transazionale
Docente IGAT di Napoli

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