Gisela Mota, sindaco ucciso dai narcos 24 ore dopo la sua elezione

Secondo il Prd, il Partido de la Revolución Democrática, sono quasi 100 i sindaci messicani uccisi in un decennio. Una carneficina spaventosa voluta dai narcos in una guerra che non risparmia nessuno: donne, bambini, poliziotti, giornalisti e amministratori.

Questa volta è toccato a Gisela Mota, 33 anni, eletta sindaco nel Comune di Temixco, nello stato di Morelos, 85 chilometri a sud di Città del Messico. La Mota si era appena insediata, aveva davanti a sè tre anni di mandato e subito aveva segnato un confine netto tra istituzioni e illegalità (tema centrale della sua campagna elettorale) dichiarando guerra senza quartiere ai cartelli della droga.

Voleva ripulire Temixco, una cittadina industriale con forti problemi di crimine organizzato e narcotraffico.

È stata trucidata all’alba da un commando armato giunto sotto casa sua; non le hanno dato il tempo nè di pensare nè di “guardare le carte”: 24 ore di speranza, prima che arrivasse la condanna (e l’esecuzione) dei narcos. Il furgone nero degli assassini è stato poi inseguito da una pattuglia della polizia che ha ingaggiato con loro un conflitto a fuoco in cui sono rimasti uccisi due sicari; gli altri tre (tra cui una donna) sono stati invece arrestati.

Morelos, a differenza di altri stati messicani, è ancora “terra di nessuno” nello scontro fra i grandi cartelli della criminalità organizzata, che in Messico fanno e disfano i potenti, rapiscono, torturano e uccidono chiunque si metta di traverso, impongono la loro morsa di violenza e di morte su intere comunità. Temixco è una delle città messicana che ha il più alto tasso di criminalità a causa di bande organizzate specializzate in particolare nel traffico di droga, che spesso operano con la complicità delle autorità locali. Uno di questi gruppi è il cartello Guerreros Unidos, accusato nel settembre 2014 di essere responsabile della sparizione di 43 studenti nel vicino stato di Guerrero.

Il partito della Mota, il Prd, in una nota elogia una “donna forte e coraggiosa che nell’assumere l’incarico di sindaco ha dichiarato che la guerra al crimine sarebbe stata frontale e diretta”. Un sacrificio che le è costato la vita e che si lega a una catena inquietante di delitti ad opera dei ‘cartelli messicani’.

Fabrizio Brancaccio

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