Gianluca Legrottaglie: un romano caparbio negli States

Gianluca Legrottaglie
Gianluca Legrottaglie

Gianluca Legrottaglie porta la sua Roma in America.

È di passaggio in Italia: non solo relax ma anche pianificazioni per un probabile ritorno in patria. 

Gianluca Legrottaglie, romano del ‘74 che a 24 anni arriva negli States per guardare con i suoi occhi quel mondo così lontano e, perché no, per studiare come batterista alla Drummers Collective di New York, visto che già a Roma suona questo strumento, la sua passione.

Il viaggetto in America, giusto un paio di settimane per assaggiare quella vita così diversa, dall’altra parte, inizia dopo l’esperienza militare in Marina, che lo porta in una zona di guerra, in Somalia per l’esattezza, e poi in Bosnia.

Ancor oggi Gianluca ha sulla pelle la sensazione di scollamento da quella dimensione.

La disciplina militare mi ha dato tanto ma non potevo obbedire ciecamente agli ordini di aprire il fuoco e di ammazzare gente, io che volevo altro dalla vita, io che credevo nella libertà e nella pace.

Gianluca Legrottaglie

Gianluca Legrottaglie, una manciata di inglese e tanta voglia di respirare il fascino dell’AmericaDal congedo al volo nella Grande Mela il passo è abbastanza breve, seguendo l’esempio di amici che già sono stati negli Stati Uniti.

In queste famose due settimane in un glaciale gennaio del 1999, da raccontare agli amici tornando in Italia, «mi sembra di scontrarmi con un treno ad alta velocità».

Scopre la frenesia di questo popolo, la difficoltà della lingua e ridimensiona la sua aspirazione di musicista.

Non si sente sufficientemente preparato per la Drummers Collective; la batteria, però, ancor oggi è sempre a casa sua, e non suona mai note di rimpianto per una strada interrotta.

Girovagando per Manhattan, curioso e solo, viene attratto da quello che gli sembra un negozio di antiquariato ma che, nei fatti, è un ristorante, “Il buco”.

Una birra e quattro chiacchiere in italiano con la proprietaria, fidanzata con un folignate, e in Gianluca inizia a prender spazio l’idea che quelle due settimane americane non sarebbero state soltanto due…

Il suo orizzonte esistenziale sta mutando.

Gli viene offerto di lavorare qui, al ristorante “Il buco”: dapprima, come busboy, apparecchia e sparecchia i tavoli, taglia il pane e prepara il caffè, così può ancora permettersi di non parlare la loro lingua; successivamente, come food runner, deve portare i piatti al tavolo e li deve anche presentare e allora l’americano diventa indispensabile.

Si dà da fare perché il lavoro non lo spaventa, abituato sin da adolescente a fare il cameriere di ristorante quando, finita la scuola, i genitori non lo volevano sapere per le strade di Centocelle, il suo quartiere natale.In più, Gianluca vede nel lavoro una formazione, una possibile evoluzione di qualità.

Non si scoraggia, quindi, a dormire sulle panchine della stazione le tante notti in cui, facendo tardi nel locale, arriva dopo la partenza dell’ultimo treno che lo porterebbe dai suoi amici ospiti a Long Island.

Peripezie e ansie tra visti di lavoro e rimpatri obbligati non fanno altro che accrescere in Gianluca la determinazione nel proseguire il suo iter professionale e lavorativo in America.

È dunque il matrimonio, a settembre del 2000, con la donna a cui all’epoca il suo cuore è legato che gli permette di legalizzare la sua posizione e quindi di andare avanti con tutta l’energia del fare propria della sua indole.

Presso “Il Buco” Gianluca si avvicina anche al mondo dei vini, cosa che si rileva estremamente utile nel futuro, e si struttura in due anni intensi di Management.

Qui però un Manager già c’è, il suo mentore, e quindi va da sé che, seppur a malincuore, quando gli giunge la proposta di un altro ristorante italiano a New York, “Aurora”, Gianluca lascia “Il Buco” e accetta proprio il ruolo di Direttore Generale.

Da New York a San Francisco, Legrottaglie avanza galoppando!

Dopo cinque anni, l’asticella della sfida si alza ancora, quando lo richiedono a San Francisco per risollevare le sorti di un altro locale.

Ci pensa bene, Gianluca, ma alla fine prevale in lui il desiderio di misurarsi ulteriormente con le sue capacità per centrare l’obiettivo!

Si chiama “54 Mint” il ristorante italiano nella storica Mint Plaza di San Francisco: Gianluca lo sa rilanciare e ne diventa, quota dopo quota, unico proprietario.

Il pane fatto in casa, gli ingredienti selezionati e solo di stagione, la cura in cucina con un focus sulle specialità romane e la gentilezza nell’accoglienza lo rendono un locale ampiamente apprezzato.

Un ritorno a Roma e una nuova idea vincenteSoddisfatto potrebbe già esserlo, ma succede che, in occasione di una visita a casa, Gianluca si imbatte in una novità, per colpa del papà a cui non dà immediata fiducia.

Dai, accontentiamolo, andiamo a vedere di che si tratta.

dice alla sorella Lucia.

Non è proprio una pizza e non è una focaccia: vanno a mangiare la pinsa, che apre a Gianluca un altro universo!

Caratteristica romana, con la forma allungata, è impastata con soia, riso e frumento ed è la versione d’oggi della pinsa dei romani di duemila anni fa.

Con 72 ore di lievitazione e un’idratazione superiore all’80%, risulta assai digeribile.Si può mai farla mangiare solo a Roma e non portarla negli Stati Uniti? Ovviamente no, per Gianluca non si può, anche perché lui non vuole più seguire strade già tracciate da altri, ha bisogno di sfornare qualcosa che sia tutto suo.

E la mia vita cambia letteralmente!

Con Gianluca Legrottaglie arriva la prima pinseria degli States!

Gianluca Legrottaglie Montesacro-Pinseria
Gianluca-Legrottaglie | Montesacro Pinseria

Nasce così a San Francisco, nel 2015, Montesacro, a un isolato da “54 Mint”, in un’antica bakery con un enorme forno mantenuto come pezzo d’epoca: la prima pinseria americana!

Un pezzetto dell’Urbe sta già nel nome del locale e poi ogni pinsa si chiama come i quartieri della periferia romana.  

È un modo per omaggiare le zone meno note di Roma, i quartieri come quello in cui sono nato io, che vanno sostenuti.

Ora c’è un “Montesacro” anche a Portland, in Oregon, da giugno 2019 uno a Brooklyn, nel quartiere di Williamsburg, e per l’asporto uno pure a Oakland, sorto a seguito della pandemia.

Gianluca Legrottaglie Pinsa-Ostia-con-bottarga-e-carciofi
Gianluca-Legrottaglie | Pinsa Ostia con bottarga e carciofi

La caparbietà e l’impegno portano premiOltre che dal gradimento dei clienti, Gianluca e la sua sfida vengono brillantemente appoggiati anche da importanti testate: il New York Times, Le Monde, il San Francisco Chronicle, per il quale “Montesacro Pinseria” risulta dapprima tra i migliori 100 ristoranti della Bay Area, che conta sette milioni e mezzo di abitanti, e ora tra i migliori 25!Il Gambero Rosso, da parte sua, gli attribuisce per 3 anni di seguito i Tre spicchi – probabilmente confermati anche quest’anno – e l’Ambasciata italiana in California vuole Gianluca Legrottaglie per il catering di tantissimi eventi, «praticamente siamo diventati la loro cucina.»

Non è detto che l’estero sia per sempre. Vi ricordate le iniziali due settimane a New York?

Beh, a conti fatti si sono un pochino allungate ma ne è valsa decisamente la pena: il tempo americano ha visto un giovane e tenace romano diventare imprenditore di successo nella ristorazione, padre di Giulia e di Alice, 8 e 6 anni, per le quali si augura che: «seguano sempre il loro istinto e il loro fiuto, per trovare successo in armonia con i loro desideri», e marito felice di Viviana Devoto, suo enorme supporto, giornalista e validissima social media manager dei suoi locali.

Eppure in questi giorni Gianluca è in Italia, con la famiglia, a far piani per ritornare a viverci, come mai?

Un brevissimo silenzio denso, un sospiro e poche parole sincere, senza filtri:

Forse per sapere di poter andare a mangiare un piatto di pasta asciutta a casa di mia madre quando voglio.

#STORYTELLER: LUCIANA PENNINO

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