EURO 2016: ITALIA FUORI CON ONORE MA LA QUALITÀ SCARSEGGIA, PERCHÉ?

Il colpo di fortuna. L’occasione per agguantare il pareggio. Il momentaneo 1-1 e il brusco crollo ai calci di rigore. Sembrava che il finale fosse destinato ad essere diverso ed invece i troppi errori dal dischetto e l’eccessiva spavalderia di “qualcuno” hanno condannato l’Italia all’uscita dagli Europei contro una Germania fortissima. La squadra di Conte possiede evidenti limiti tecnici, ma la personalità trasferitagli dal mister è stata capace di far appassionare nuovamente i tifosi al tricolore. Tuttavia, la carenza di materiale e certi sassolini buttati a casaccio dal tecnico in conferenza stampa pongono dubbi sul lavoro svolto a partire dalla debacle di due anni fa. Ne abbiamo voluto parlare con Pasquale D’Aniello, ex allenatore in Serie D, Eccellenza, Juniores Nazionale ad Avellino e con un passato di osservatore per la LND:

Iniziamo dai meriti e demeriti della Federazione: cosa intendeva dire Conte quando ha dichiarato che non lo hanno lasciato lavorare come avrebbe voluto?

Forse la Figc ha creduto di poter assicurare al tecnico più di quanto poteva e lui ha avuto la colpa di crederci. L’ex Juventus è un allenatore di club ed era il primo a creare problematiche di disponibilità.

 Dopo il capitombolo dei Mondiali 2014 è arrivato Tavecchio: come ritiene al momento la sua gestione?

Sinceramente da lui che veniva dalla LND mi aspettavo di più, perché il calcio dilettantistico mostra a pieno tutte le lacune strutturali del sistema calcio in Italia. Non ho visto cambiamenti di rotta drastici, il filo conduttore è stato lo stesso delle gestioni precedenti.

1467531692586.jpg--amarezza_italia__battuta_ai_rigori__in_semifinale_ci_va_la_germaniaCosa pensa del percorso europeo di Conte?

A Conte dó il pieno merito di essere stato capace di fare quello che era nelle sue intenzioni: una nazionale tutta corsa, sacrificio e grinta. Pochi i demeriti globali: è un allenatore di club e come selezionatore fa fatica ad esprimere al 100%  le sue idee tecnico tattiche. Riguardo a ieri, col senno di poi, non mi sento di condannarlo. Avrei fatto una sola cosa in modo diverso: far entrare De Rossi e non Zaza perché per tirare i rigori a quei livelli, i piedi sono l’ultima componente.

La Nazionale meno qualitativa degli ultimi anni, ma il problema che si evince è la carenza di talenti: cosa proporrebbe per dare più spazio ai giovani dei settori giovanili? Perché non decollano?

Per rispondere devo essere per forza cattivo: anche se ormai è di dominio pubblico che tanti allenatori e giocatori portino soldi per allenare e giocare, la piaga è sempre più profonda. Tanti settori giovanili esistono solo per esigenza di regolamento e hanno come fine il risultato numerico. Ai giovani non viene dato un supporto reale e la possibilità di sbagliare. Esordiscono sempre più tardi in prima squadra, mentre aumenta sempre di più il numero degli uomini che la domenica posano le scarpette da calcio e il martedì indossano fischietto, cronometro, dirigendo il primo allenamento. Giocare è un conto, allenare è un altro. Esempio lampante? A Mancini – ottimo calciatore – si perdona di tutto da allenatore; con Sarri, che non ha nessuna carriera in tal senso, ogni occasione è buona per enfatizzare un errore e massacrarlo. Le proposte sono difficili da pensare, il problema è culturale. Noi italiani ci sentiamo sempre più furbi. In Belgio non si ritrovano una nazionale piena di talenti per caso. Hanno adottato normative forti e rigide per le scuole calcio e i settori giovanili.

Una proposta l’avrei, ma non so se è attuabile  in virtù delle leggi internazionali: non limiterei il numero degli stranieri in campo, farei il percorso inverso obbligando ad avere nella formazione iniziale almeno 5 calciatori convocabili per la nazionale, sia in A che in B.

 Maria Grazia De Chiara

 

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