Le donne soldato curde che combattono lo Stato Islamico

Donne soldato

Chi l’ha detto che la guerra è roba per uomini?

In Siria, teatro di scontri sanguinosi, esiste una milizia tutta al femminile che si oppone con determinazione all’IsQueste combattenti fanno parte dello YPJ (Yekineyên Parastina Jin), l’unità di difesa delle donne, una formazione di volontarie che ha contribuito alla formazione del Rojava, una regione autonoma curda situata al di qua del fronte, nel Kurdistan siriano (nord della Siria).

Donne soldato«No, non finirà come le altre volte. Non andrà che, raggiunta la pace, le donne rientreranno in casa». Le donne curde stanno infatti portando avanti un’insurrezione culturale, familiare e civile che ha tanto da insegnare. A tutto il Medio Oriente. Ma anche alle emancipate femministe europee.

Combattono in prima linea e sono sostenute dal Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan e organizzazione paramilitare) e dunque non ben viste dal presidente turco Erdoğan che respinge con forza la figura della donna occidentale evoluta.

I kalashnikov e i razzi che portano in spalla non servono soltanto a fronteggiare i terroristi di al-Baghdadi, ma servono per difendere una libertà più profonda di quella che appare, quella schiacciata da modelli ereditari e religiosi che impongono il silenzio alle mogli, il giogo alle bambine e il potere ai padri: la sottomissione totale della donna.

«Tutto ciò che è considerato illegale, immorale e maleducato lo è da un punto di vista unicamente maschile».

Questo il coro comune delle donne curde che hanno messo su un avamposto d’eccezione anche a Diyarbakır, città turca considerata il cuore del Kurdistan turco. Ecco perché sono nati sportelli di ascolto per ragazze e centri anti-stupro, sono state aumentate le “quote rosa” fra i dipendenti pubblici ed elette 98 co-sindache nelle regioni del Sud. Cosa vuol dire? Per ogni poltrona politica occupata da un uomo, secondo il movimento, deve essere associata una co-reggente femminile.

Un controllo paritario dall’esterno, solo femminile, per evitare che vengano riproposti quegli stessi schemi che le donne curde intendono abbattere. Molte insegnanti cercano con difficoltà, tra mille tensioni sociali, di diffondere tra i bambini il concetto di “parità di genere” e di far capire che la separazione/segregazione è un qualcosa di innaturale; ecco perché insegnano ai propri allievi la storia vista con gli occhi delle donne. Non è semplice. Contro le barbarie del Califfato puoi utilizzare i proiettili, contro le barbarie culturali non saranno sufficienti le granate.

 

Fabrizio Brancaccio

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