Donne e lavoro: lavoratrici discriminate oggi, pensionate svantaggiate domani

Lot of stress doing the homework

Ancora una volta è l’Istat a rilevare un’asimmetria di genere tra uomo e donna nel mondo del lavoro italiano. Nel quadro analitico dell’Istituto Nazionale di Statistica si legge, a questo proposito, di un mercato del lavoro che parla solo al maschile: maggiori stipendi e maggiori pensioni agli uomini con la conseguenza di un aumento di lavoratrici irregolari e neo mamme senza occupazione dopo il parto.

Da questi dati, l’Italia appare uno dei paesi in cui è più difficile per una donna essere anche lavoratrice, a dott-emilio-alessio-loiacono-medico-chirurgo-estetico-medicina-estetica-roma-lavoratrici-casalinghe-mogli-mamme-donne-crisi-di-nervi-radiofrequenza-rughe-cavitazione-cellulite-pulsata-prmeno che non decida di essere casalinga a tempo pieno. Non a caso, le donne italiane sono spesso costrette a scegliere tra famiglia e carriera. I dati rilevano che una donna su due non lavora e quasi una su tre lascia il lavoro dopo avere avuto un figlio. I maggiori problemi di occupazione per molte donne, infatti, arrivano proprio alla nascita di un figlio: più della metà delle interruzioni di lavoro avvengono dopo la gravidanza. In generale, però, i percorsi lavorativi rosa sono spesso atipici: solo il 61,5% delle lavoratrici ha avuto un percorso standard (contro il 69% dei colleghi uomini), mentre si segnala un aumento del part-time femminile e delle occupazioni irregolari. Neanche l’istruzione ripaga: in questo caso, infatti, a parità di titolo di studio, il reddito medio di un uomo e di una donna sarà sempre a favore del polo maschile.

Non solo, anche la previdenza italiana è tutta al maschile: una donna su dieci ha un assegno pensionistico trai 1.500 e i 2.000 euro, mentre il 21% degli uomini pensionati ha un assegno superiore a 3.000 euro al mese: tre volte superiore a quello delle donne.

La situazione sembra migliorare quando si analizza la presenza femminile all’interno dei consigli di amministrazione; ciò è però dovuto alla legge sulle quote rosa che, dal 2015, impone che un terzo dei membri sia donna. Tuttavia, a livello manageriale, le donne risultano ottenere meno promozioni e con più difficoltà rispetto agli uomini, con la conseguenza che non riescono ad occupare posizioni di rilievo aziendale e a sfondare, così, il cosiddetto tetto di cristallo.

Lavoratrici discriminate oggi, pensionate svantaggiate domani: sono le donne italiane.

 

Suania Acampa

Lascia un commento