Diario di Cannes giorno 4: visibili o invisibili? I registi condannati che restano a casa

“A Cannes si viene per guardare e non per essere visti”. Ci sarebbe molto da ridire sulla dichiarazione del delegato del Festival di Cannes, Thierry Fremaux. Eppure, nonostante il dictat, con tanto di security che sequestrasmartphone, alcuni ‘eroi’ escono vincitori. ‘Shame on’ (Vergogna!) Patricia Contreras, modella e attrice messicana, beccata a scattarsi un selfie all’esterno del Palais con la presentatrice iraniana Hofit Golan.

Un atto importante, come quello della presenza al Festival, viene impedito ad alcuni per motivi politici. Due i casi di questa 71esima edizione: Jafar Panahi, regista del film in concorso “Three Faces”, è stato condannato dal suo governo nel 2010. Non può lasciare l’Iran né viaggiare al suo interno per 20 anni. Altro grande assente, il regista russo de “La parola di dio”, Kirill Serebrennikov, è agli arresti domiciliari perché accusato di frode fiscale. Niente a che vedere con il suo opporsi alla Crimea e le posizioni a favore della causa LGBT. È chiaro… Il suo “Leto” è passato in concorso durante il secondo giorno di Festival, con tanto di sedia vuota in conferenza e cartelli con il nome sul red carpet.

Di Lars von Trier, invece, fuori concorso con il film “The House That Jack Built” con Matt Dillon e Uma Thurman, sono state dimenticate le esternazioni filo-naziste e l’interdizione. Nel 2011 fu definito ‘persona non gradita’ al Festival per affermazioni come “capisco Hitler”, “invoco la soluzione finale per i giornalisti” e “non sono contro gli ebrei, ma in realtà non troppo perché Israele è un problema, come un dito nel culo, fa cagare”. Il regista rettificò quanto detto, ma la messa al bando è rimasta. Fino ad oggi.

Emma Di Lorenzo

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