Diamante Etico? Una questione complessa

Diamante Etico
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Diamante Etico?

Sono oggetto del desiderio più o meno velato di tantissime donne, soffrono ben poco l’incedere del tempo e brillano decisamente di luce propria.

I diamanti non hanno bisogno di grandi presentazioni per essere appetibili. Ma saranno anche etici? Ne abbiamo discusso con Paolo Minieri, gemmologo e direttore editoriale di IGR, la rivista italiana di gemmologia che dà voce ai maggiori esperti internazionali del settore.

I diamanti etici sono quelli portati al consumatore attraverso un processo sostenibile per l’ambiente e che non metta a rischio la vita degli operatori. Ma la questione è tutt’altro che semplice.

Diamante Etico

Grandi cambiamenti sono stati messi in campo a partire dal nuovo millennio. La guerra civile in Angola, nella quale una fazione comprava armi in cambio di diamanti grezzi, e l’ondata di riprovazione mondiale che ha suscitato, è stata il la di diapason.

A partire dal 2003 prende avvio il Kimberley Process una procedura internazionale valida tra gli Stati aderenti, che accettano di scambiarsi diamanti grezzi solo se questi mostrano una provenienza da estrazione che non contribuisca a sostenere conflitti armati.

Il KP ha dato una mano a ridurre la circolazione di diamanti insanguinati ma mostra anche delle criticità, come la restrizione del concetto di responsabilità ai soli diamanti che finanziano i conflitti, escludendo tutti gli altri abusi.

Inoltre, Il KP si riferisce solo ai diamanti, escludendo tutte le altre pietre di colore.

spiega Paolo Minieri

Una domanda che viene naturale porsi è se davvero esista la possibilità di avere la piena tracciabilità di tutto il ciclo di estrazione e vendita dei diamanti. In effetti la tecnologia c’è, si chiama blockchain e consiste in registri digitali crittografati che marcano tutte le informazioni utili.

Diamante Etico
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Queste funzionano con un codice identificativo, che nel caso del diamante è costituito da iscrizioni laser microscopiche poste sulla cintura delle pietre.

Il sistema in pratica esiste ma la strada è tortuosa.

Innanzitutto, i costi permettono di intervenire solo su diamanti di circa un carato, e non può essere adottato per lotti di piccole e medie dimensioni.

Inoltre, un sistema così avanzato sarebbe usato per lo più dai grandi gruppi estrattivi e non dai minatori artigiani che sfruttano i depositi alluvionali.

– continua Minieri –

La soluzione, agli occhi soprattutto dei consumatori più giovani, pare sia quella di acquistare pietre sintetizzate in laboratorio, ma anche in questo caso si sollevano dubbi sulla loro presunta sostenibilità.

Il diamante lab-grown, viene presentato come opzione più responsabile perché non necessiterebbe di interventi invasivi sul territorio.

Ma da qui nasce un nuovo problema: quanto sarebbe etico azzerare l’industria estrattiva che impiega milioni di persone in economie che si basano proprio sui diamanti?

#STORYTELLER: FRANCESCA PANICO

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