Daria Biancardi Il canto innocente e …

“Share my life, Take me for what I am, … I’ll never Ask for too much…”.

Una voce imponente, sensuale, calda, sulle note di “I Have Nothing” di Whitney Houston, eseguita da una giovane donna, bianca, italiana e di Palermo. Lo sguardo sognatore di Daria Biancardi e quel profondo filo di speranza che traspare in ogni parola, in ogni gesto, in ogni momento di racconto di quel percorso di vita, convince l’ascoltatore che non è finita, che prima o poi, quel sogno si realizzerà. La strada è ancora lunga, forse anche spinosa, difficile, ma il desiderio che emerge dal più profondo di quell’anima è che un giorno, quel sogno americano, si avvererà. Tanto, ha scoperto il dono del canto, tardi. Con la freschezza delle idee e l’innocenza della gioventù è partita in America presto. C’ha creduto e ci crede ancora. La vita è una lunga guerra fatta di piccole battaglie. Alcune si vincono, altre si perdono. Ma non ha importanza. L’importante è provare, tentare, combattere e non arrendersi mai.

Daria, la ragazza forte e coraggiosa, che all’età di sei anni cantò “On My Own” di Nika Costa, senza capire quella vocazione per il canto.
Daria, la ragazza che aveva la testa altrove: come tutte le bambine, sognava di fare la ballerina di danza classica. Ma no, non è affatto così! La voce ha vinto sulle scarpette a punta! Si diploma. Capisce che non può stare senza cantare. Quelle note che escono sole come il vento che si alza piano piano in una serena sera d’estate, è più forte della vita, della morte, del calore della casa e delle braccia confortanti della mamma. È giovanissima. Deve partire. Se ne deve andare. Una lunga strada l’aspetta e la dovrà costruire fuori dall’Italia, lontano dalla famiglia. Oltre tutto, il Sogno Americano non è una utopia. In molti lo hanno inseguito e ce l’hanno fatta. Anche lei, con le potenzialità che ha, diventerà un giorno una cantante famosa!
Accolta la prima volta a New Jersey come una star, con tanto di limousine e di champagne, da un’audizione all’altra, da un’esibizione all’altra, le difficoltà cominciano a bussare alla sua porta. Ogni tre mesi, deve fare rientro in Italia, in attesa che quel grande progetto iniziale con Joe Jefferson nel quale aveva posto tutte le sue speranze, si concretizzasse. Dopo circa due anni, si trasferisce a New York. Daria, non si arrende. Prova e riprova ancora fino ad arrivare all’Afgpollo Theater di New York City. Uno dei più famosi club musicali degli Stati Uniti per quanto riguarda gli spettacoli di musicisti afroamericani. Il locale lanciò artisti come Ella Fitzgerald, James Brown, Gladys Knight, Michael Jackson e the Jackson Five. Cosa ci fa Daria, siciliana e per giunta bianca, lì dentro? Ella, non scherza. Sfida i re e le regine del soul, del jazz e del blues. Daria partecipa ad una competizione e si classifica seconda. Ecco, forse ci siamo.

 

Invece, non è così. Nel suo cammino sembra che ci siano delle forze che la vogliono portare verso altre strade. È come se toccare con mano quel successo assoluto fosse una meta pericolosa. Il destino è là. La guarda dall’alto del suo piedistallo e la porta verso un altro sentiero. Quello dell’amore profondo, incontrollabile, folle, travolgente, che toglie il fiato e ogni forma di ragionevolezza. Un amore che le apre la porta del paradiso, perché porta dentro di sé una creatura che diventa l’essenza stessa della sua esistenza. Una creatura per la quale è disposta a rinunciare al suo grande sogno. Ma che importanza ha. Aveva la felicità a portata di mano.

Daria, la ragazza con il cuore “caliente” rientra a Palermo. Dà alla luce la sua Eden Margaret e vive l’amore infinito che lega una mamma a sua figlia. Quel cordone ombelicale che si taglia nella pratica e perdura virtualmente per tutta la vita. Da allora, il canto è conservato in un angolo del cuore e del cervello. In realtà non fa che crescere in lei, maturare come un vulcano, fino al punto di esplodere e portarla a mettersi in aspettativa persino da un lavoro che le garantisce lo stipendio a fine mese. Pur di cantare è disposta a recarsi ogni mese in Germania per partecipare a delle serate e cantare. Cantare “Aretha Franklin”. Sicuramente, non è da tutti.

Siamo nel 2014 ed ecco che si presenta l’occasione al programma televisivo “The Voice”. Partecipa, riscuote un grande successo e tutto finisce là. Perché? Cosa può mancare ad un format per fare sì che i suoi partecipanti, con delle doti particolari, possano perseguire la strada che avevano intrapreso? Realizzare i loro sogni? Imporsi in loco? Sarebbe stato bellissimo e sicuramente proficuo prendere per mano i concorrenti più meritevoli ed aiutarli nel loro cammino verso il successo nella propria patria. Accompagnare quelle potenzialità promettenti oltre la competizione e farne delle star di casa nostra. Davvero, non c’è l’esigenza di cercare lontano le eccellenze, allorché le abbiamo in Italia. Bisogna solo credere e riconoscere in loro quel tocco magico e unico che appartiene agli italiani.

Daria, la ragazza che non molla, ha scritto i sei brani che compongono il suo disco. S’intitola “Daria”. Composto insieme al chitarrista Massimiliano Cusumano e autoprodotto dalla loro band, la Soul Caravan. Il disco è uscito a maggio scorso. Spazia tra i generi musicali dal soul al pop e racconta l’essenza del suo passato, presente e quel che potrebbe essere il suo futuro. “Till The End”, uno di questi brani, è dedicato a sua figlia.
La Biancardi continua con le sue piccole grandi soddisfazioni e a Luglio 2016 sarà presente al “Porretta Soul Festival”, uno dei festival internazionali più importanti di soul e di blues.

Il richiamo dell’America è sempre forte. Forse qualche cosa ci sarà prossimamente di nuovo negli States, in Florida. Chissà, l’innocenza del canto porta verso cammini sconosciuti, senza volto e senza nome. Tende la mano a chi vuole scoprire dentro se stesso quella voce incontenibile che non vede l’ora di alzarsi nell’aria, leggera, felice, colorata, immergendo i cuori e le anime in un’atmosfera surreale.

Tanti progetti, tante idee, tanta voglia di fare e soprattutto una grinta straordinaria che contraddistingue quelli che fanno una lunga gavetta prima di poter approdare al successo tanto meritato. Daria, prima o poi ci arriverà e ne saprà assaporare il vero gusto dolce e amaro di chi ha sofferto per imparare ad abbracciare la sua vittoria.
Houda Sboui

PH. Salvatore Lopez

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