Dall’Italia alla Spagna. Documenti di un giovane europeo

Era un mattino bollente di agosto. Durante la fila all’ufficio comunale di Scampia, una signora che mi precedeva nella fila, si rivolgeva spazientita all’impiegato: «mio figlio adda ì a ffà ‘na gita a Roma, ce vò a carta d’identità valida pe’ l’espatrio?».

Oggi, questo simpatico aneddoto mi è tornato alla mente.

Il caldo è lo stesso ma, ora, mentre scrivo, sono seduto in un caffè a Rabè de las Calzadas, un paesino di trecento anime della ventosa regione di Castilla y Leòn, nel nord della Spagna; un piccolo centro tappa del cammino di Santiago de Compostela.

I pellegrini che percorrono questa viuzza in pietra rossa salutano sorridenti, fanno lo spuntino (un “almuerzo”, come si dice da queste parti), dopodiché riprendono a camminare coi loro grossi zaini.

Per ore non incroceranno un’anima.

Nel frattempo, nell’unico bar del paese, la tv passa uno di quei telegiornali all news. Dal mondo arrivano notizie 13690755_10208907895806706_8077877021510035012_nsconvolgenti: colpi di stato, incidenti ferroviari, attentati, “Brexit”. Eppure, tra queste mura silenziose, il tempo sembra essersi fermato. Per i contadini che vivono qui, sono altre le cose importanti: estirpare l’erba intorno alla cipolla o assicurarsi che le patate non siano aggredite dai parassiti, ad esempio. E la cosa più divertente, è che per dodici ore a settimana rappresentano delle priorità anche per me, dato che in questi campi ci lavoro.

Quando non impugno la zappa, invece, lavoro a Burgos, la città nella quale risiedo. Sono impegnato in un centro specializzato per persone affette dalla sindrome di Asperger. Per loro, molto più dei contadini, un altro mondo nemmeno esiste. Esiste soltanto il loro di mondo, nel quale devi necessariamente cercare di addentrarti per coinvolgerli nelle varie attività quotidiane.

“La sociologia s’interroga sulle sorti del mondo, ma talvolta volge lo sguardo su microsistemi”, amava ripetere il mio professore all’università. E così, i contadini e il loro pezzo di terra, gli autistici e i loro imperscrutabili pensieri, i pellegrini solitari e il loro cammino rappresentano proprio quei microsistemi che studiavo, e che ora, durante questa permanenza castigliana, ho la possibilità di osservare da vicino. E quando penso che un Paese come il Regno Unito esce dall’Unione Europea, mi rassereno pensando che altri, invece, stabiliscono accordi per creare quel “sentimento europeo” così significativo di questi tempi e fare un’esperienza fuori dai confini nazionali.

È bastata una carta d’identità, valida per l’espatrio, naturalmente.

 

Giuliano Gaveglia

 

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