“Chi ha paura di Virginia Woolf?” al Teatro Bellini

Come un innocuo motivetto divertente, per una serata leggera tra amici, si possa trasformare in un gioco al massacro, ce lo ha insegnato buona parte della letteratura, del cinema e della drammaturgia che tenta di portare in luce l’idea di famiglia.

Nell’incipit di “Anna Karenina”, Tolstoj scriveva: “tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo“, espressione adattabile senza sforzo alle donne, come d’altronde suggerisce anche la protagonista, che al romanzo dà il titolo. In particolare, nell’ambito famigliare, il ruolo della donna resta spesso in bilico tra l’essere vittima e carnefice, di se stessa, oltre che degli altri, mai elemento passivo di fronte alla complessa gamma di sentimenti dell’animo umano. Una situazione affine si verifica in “Chi ha paura di Virginia Woolf” – dal motivetto canticchiato dopo una festa alcolica – un testo scritto da Edward Albee e diretto da Arturo Cirillo, regista e attore, in scena al Teatro Bellini fino a domenica 31 gennaio.

Cirillo realizza l’autopsia di una coppia di coniugi, che felice non lo è stata mai, specchio di una più giovane per cui ci si attende un destino affine, o forse anche peggiore. In un riccamente arredato interno con ospiti, i protagonisti vomitano, in modo figurato ma anche letterale, il dolore di una vita intera di delusioni e rinunce, aspettative disattese e fragili illusioni, che si infrangono come il bicchiere colmo d’alcol, lanciato in un momento di rabbia. Eppure è proprio l’assenza – elemento mancante della vita di George e Martha, coniugi senza prole né prospettive – a rendere abulica l’esistenza dei due, vittime solo di se stessi e di orgogli e situazioni irrisolte. L’ironia che sottende il testo, impressa in ogni parola, aumenta il dramma e la disperazione, ma concede ritmo e movimento anche grazie ai protagonisti, presenti dall’inizio, su una scena mutabile, ma mai davvero, metafora della pièce.

Assistiamo ad un massacro senza rendercene conto, magia del teatro, dei suoi ottimi interpreti, con un Cirillo che sa mantenere il suo ruolo, da ‘pugile’ che incassa e resta agli angoli, con la moglie, interpretata dalla bravissima Milva Marigliano, al centro del ring che combatte da sola. La giovane coppia subisce inerme le vicende altrui, spettatori, anch’essi, incapaci di mutare alcunché. La realtà dell’assenza è spesso più disperata della presenza di problemi. “Chi ha paura di Virginia Woolf” è un testo del 1962, specchio quanto mai attuale dei nostri imbarazzanti tempi dell’assenza, conditi di un’apparenza che nulla può contro la disperazione.

E restano solo le lacrime di una donna, versate in un bicchiere di scotch, da un viso di marmo, che non riesce più ad esprimere il proprio dolore.

(Illustrazione di Clelia Chaplin Bove)

Chi ha paura di Virginia Woolf

di Edward Albee
traduzione di Ettore Capriolo
con
Milvia Marigliano
Arturo Cirillo
Valentina Picello
Edoardo Ribatto

regia Arturo Cirillo

produzione Tieffe Teatro Milano

 

Emma Di Lorenzo

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